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martedì 27 aprile 2021

Della confusione fra "Analisi sensoriale" e "Degustazione" - CIGAR SENSE

 


   Quando Franca Comparetto - CEO e co-fondatrice di Cigar Sense in quel di San Jose (California) - mi ha chiesto un parere sul perché, soprattutto in Italia, si facesse ancora confusione con le definizioni di analisi sensoriale e degustazione, spesso utilizzandole come sinonimi in maniera intercambiabile, con lei sono stato molto schietto e diretto; la confidenza che per fortuna ho con lei, mi ha permesso di parlarle senza filtri. 

Nessuna perifrasi, niente metafore, comprensione per chi in buona fede confonde le cose, ma nessuna pietà per coloro che, con dolo [questa la parola chiave, n.d.a.] spacciano la loro opinione personale di degustatore-degustatrice come "risultato di un'analisi sensoriale propriamente detta". E non approfondisco oltre, almeno non qui e non ora poiché non è il focus di questo articolo.

E quando, onorandomi della sua richiesta, mi ha chiesto  se avessi avuto piacere di essere citato nel suo articolo e a riportare quanto da me espresso, non ho avuto alcun problema a dirle di si, salvo consigliarle di rendere il mio concetto - tra l'altro in comune con Mario Ubigli, Consigliere Nazionale dell’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino -  il più diplomatico possibile, che i nemici non piacciono a nessuno; la cosa le è riuscita benissimo e l'articolo non solo è completo ed interessante ma si spera che faccia chiarezza su questo argomento.

L'ultima cosa giusta che mi rimane da fare è davvero consigliarvi di leggere attentamente l'articolo e se si ha interesse e voglia, farsi condurre da alcuni altri link presenti nella pagina, davvero interessanti (come quello sul falso mito delle zone della lingua).

A chi non avesse problemi con la lingua d'Albione consiglio di leggerlo in originale ma poiché - come ho avuto modo già di far intendere alcune righe sopra - Franca è persona gentile, scorrendo la pagina, dopo l'articolo in inglese, troverete il testo tradotto in italiano...pigroni che non siete altro.

Link All'articolo:  Sensory analysis, a misunderstood discipline

Cigar Sense (Instagram)

Franca Comparetto (Linkedin)


il Fummelier®

mercoledì 19 dicembre 2018

ACCESSORI SIGARO TOSCANO®


Finalmente gli accessori per i fumatori ed appassionati di TOSCANO® tornano ad essere disponibili e reperibili nelle migliori tabaccherie. Grazie ad "Officina degli Eventi" gli accessori del Club Amici del Toscano® sono nuovamente disponibili all'acquisto, ma solo nelle tabaccherie. 

 Il sito web infatti è una vetrina disponibile a chiunque voglia osservare ed avere le informazioni relative agli articoli, ma l'accesso per l'acquisto è RISERVATO ai soli esercenti che - tramite apposito form - possono mettersi in contatto con OdE per ordinarli.
L'appassionato lo osserva sul sito per poi andare in tabaccheria, vedere dal vivo l'oggetto del desiderio ed - in caso - acquistarlo, con tutte le garanzie di professionalità e competenza del tabaccaio.
E' un passo importante quello fatto da OdE e MST perché era da tanto che ascoltavo gli appassionati discutere in merito alla possibilità di tornare ad avere la disponibilità degli accessori del Club. 

Sarà un gioco di squadra credo, tra appassionati, tabaccherie e OdE; 
i primi chiederanno ai secondi, che chiederanno ai terzi per richiamare i primi ed...accontentarli. Oppure i secondi che già sanno e hanno già contattato i terzi e che durante le visite in tabaccheria dei primi, proporranno loro le novità disponibili. E voi lettori, che siate i primi o i secondi, chiedete, chiedete e chiedete; come disse Paolo Rossi in un suo pezzo di teatro: "ChieTi, e ti sarà Tato".

Io intanto so già cosa chiedere al "Prodigioso Spaghetto Volante" (voi avete Babbo Natale se non ricordo male), per le prossime feste...

Per vedere il sito, avere maggiori od ulteriori informazioni e quant'altro:



il Fummelier®



lunedì 10 dicembre 2018

MANIFESTO DEL MOVIMENTO TANATOLOGICO CLESSIDRIANO




Sono favorevole alla cremazione; quando scadrà il mio tempo, desidero essere cremato e le mie ceneri sparse o se possibile conservate, non in una classica urna cineraria... in una clessidra. Certo, dipende se ci sarà qualcuno disposto a farlo in mia vece ed, in seguito, a conservare lo scorritempo.

Sono decenni che lo immagino, ma è sempre stato un ragionamento astratto, date le leggi in materia, all'epoca vigenti; ma visti i grandi passi avanti fatti in merito a cremazione e dispersione/conservazione delle ceneri, la questione può essere ragionevolmente affrontata ed approntata.

Per questo motivo l’8.12.18 - data che senza i punti risulta essere numero palindromo e contenente per due volte il numero 8 - simbolo del movimento e dell’infinito nonché della clessidra - da due volte il numero 1 - simbolicamente le colonne che la sorreggono - e dal numero 2 - il numero di bulbi della stessa - presso il pub di San Daniele “il Santo” di Sandro detto “il Cimbro” e alla presenza di Sara Piovesan e Manuel Sacchetto che, in virtù di ciò hanno acquisito la nomina di “gran maestro clessidriano”, nasce il Movimento Tanatologico Clessidriano (da ora MTC). 

Lo scopo del movimento è sensibilizzare persone ed istituzioni sulla possibilità di poter disporre senza vincoli delle proprie spoglie, financo - quando possibile - a poter decidere di essere cremato e con le proprie ceneri, riempire una o più clessidre. 


Di seguito alcuni punti (in costante aggiornamento) che ne descrivono caratteristiche e finalità:

  • Fondatore: Marco Prato – il Fummelier® da ora (esclusivamente per le questioni legate al MTC) "Il Clessidriano"
  • La data 8.12.18 è simbolicamente la data di fondazione del movimento
  • Si può definire clessidriano chi, dopo la morte, desideri essere cremato e le sue ceneri utilizzate come scorritempo in una - o più- clessidre
  • Il Clessidrianismo è un “movimento tanatologico”; NON È un movimento religioso
  • È un movimento per la libertá di scelta dell’utilizzo e destinazione del proprio corpo, post mortem
  • Gran maestri clessidriani: Sara Piovesan, Manuel Sacchetto 
  • Simbolo: la clessidra
  • Numero simbolico: 8 poiché rappresenta una clessidra e - in orizzontale - l’infinito
  • Elemento naturale: fuoco (simbolo della cremazione)
  • Elemento simbolico: potassio (K) [etimologia: (dal fr. e ing. pot = vaso, e dal ted. asche o ing. ash = cenere)]
  • Hastag da utilizzare nei social: #clessidriano #clessidrian #movimentoclessidriano #clessidrianismo #clessidrianico #scorritempo #movimentotanatologico #clessidracineraria #cremazione
  • [Aggiornamento 13.12.18] Madrina del Movimento: Alessandra Buffa 
  • [Aggiornamento 10.03.19] Gran Visir di Clessidra: Luca Plozner aka Moses 
Elemento naturale: fuoco (simbolo della cremazione)


Elemento simbolico: potassio (K)




Proto poesia clessidriana:

  • Tempus fugit, panta rei, scorre il tempo, tutto fugge. Sii gioioso, gaudente ed epicureo, sii pastafariano...sii clessidriano” [il Fummelier® - il Clessidriano]
  • English version: Tempus fugit, panta rei, time is fleeting, everything escape. Be joyful, reveler and epicurean, be pastafarian...be clessidrian [il Fummelier® - the Clessidrian]

Di seguito alcune espressioni, motti e frasi relative al MTC (in continuo aggiornamento):

  • “Se in vita eri pigro, da morto farai tanto movimento...e senza alcuno sforzo” [il Fummelier® - il Clessidriano]
  • “Renditi utile anche da morto, scandisci il tempo” [Manuel Sacchetto]
  • “Guarda come (s)corre la nonna!!!” [il Fummelier®]




Il Fondatore: Marco Prato – il Fummelier® detto “il Clessidriano”
Founder: Marco Prato – il Fummelier® aka “The Clessidrian”

sabato 31 marzo 2018

Quanti beads per il mio humidor? Sistemi di umidificazione statica degli Humidor per sigari [AGGIORNATO]

All'interno degli elementi umidificanti degli Humidor per sigari, per un buon mantenimento del voluto e corretto tenore di umidità relativa (U.R.), comunemente vengono utilizzati tre materiali differenti per forma, composizione e proprietà. Bisogna premettere che grazie ad un corretto utilizzo, tutti e tre i sistemi sono validi e quindi idonei allo scopo.
Ecco un excursus in merito ai tre sistemi più utilizzati per l'umidificazione statica all'interno degli humidor per sigari:

- la spugna “Oasis”, materiale solitamente di colore verde o grigio, poroso e leggero, utilizzato anche dai fioristi;

- i cristalli polimeri, granuli che a contatto con l'acqua aumentano di molto il loro volume assorbendo l'acqua (stessa tipologia di materiale usata per i pannolini) acquisendo una consistenza come quella delle “candele gel”;

- RH beads comunemente detti “silica gel”, palline più o meno trasparenti che non variano dimensione a contatto con l'acqua, simili per composizione ai granuli presenti nelle bustine disseccanti che solitamente troviamo nelle confezioni di prodotti elettronici.


Personalmente utilizzo sia la spugna Oasis che gli RH Beads (parlo degli originali avendo utilizzato questi); trovo entrambi i materiali semplici da usare e gestire, mentre la consistenza gelatinosa dei cristalli polimeri mi ha sempre lasciato perplesso.
In merito alla durata dei tre sistemi, si suppone che l'Oasis sia quella meno duratura. Per esperienza personale, ritengo che se ben utilizzata (ad esempio non inzuppandola completamente di acqua, saturandone e comprometendone le capacità di scambio di umidità) duri molti anni. Certo, gli RH Beads sono – sempre se ben utilizzati – virtualmente “eterni”, ma ci tengo a far notare un fattore a mio avviso rilevante: la spugna Oasis ha un costo ridicolmente basso, cambiarlo ogni qual volta dovessimo ritenerlo necessario non sarebbe affatto un problema. Inoltre in soluzione mista (50% acqua distillata e 50% glicole propilenico), oltre a contrastare eventuali problemi di muffa (a me personalmente MAI successo di riscontrare muffa), svolge la funzione di assorbimento/rilascio dell'umidità quando l'UR dovesse risultare inferiore o superiore a circa il 70%. In tabaccheria o su siti specializzati vendono piccoli flaconi con nomi fantasiosi a costi assurdi. Il glicole propilenico ormai lo si trova ovunque, anche on line, e a prezzi non eccessivi. Se proprio volete star tranquilli che quanto state acquistando sia realmente glicole propilenico, acquistatelo in farmacia. Come nota aggiuntiva, ricaricare di acqua distillata la spugna, non comporta la necessità di aggiungere ogni volta anche glicole propilenico, anzi; la procedura con miscela di 50% acqua distillata e 50% glicole propilenico si può fare ogni paio di anni...in pratica, se sostituite la spugna interna Oasis, la preparate nuovamente con la miscela acqua/glicole.
I cristalli polimeri hanno un particolare aggiuntivo da considerare; vanno ben dosati e preparati in un contenitore più grande, trasferiti poi nell'elemento umidificante e sperare questi sia sufficientemente capiente da contenere la gelatina necessaria per la gestione dell'umidità per quella determinata cubatura di humidor. Inoltre di anch'essi viene consigliata la sostituzione ogni paio di anni circa e l'utilizzo di una percentuale di glicole propilenico per evitare/ridurre eventuale formazione di muffa.
Caratteristica opposta per quanto riguarda i beads. Non modificando affatto la loro dimensione, una volta aggiunta l'acqua distillata (usare SOLO acqua distillata senza aggiunta di nessun tipo di altra sostanza), in genere occupano poco spazio all'interno dell'elemento umidificante, tanto da farlo sembrare vuoto. Psicologicamente bisogna farci l'abitudine per essere convinti che quella scarna massa di materiale riesca a gestire il tenore di umidità desiderato all'interno dell'humidor.

Di seguito una tabella in cui si evidenziano le principali caratteristiche dei tre materiali in comparazione fra loro:

Ricapitolando, tutti i sistemi di umidificazione statica necessitano di essere seguiti e controllati. I prezzi dei materiali sono  scesi di molto rispetto ad alcuni anni fa, quindi la scelta in base al costo incide meno. Ogni sistema ha i suoi pro e contro, ad ognuno quindi quello che ritiene essere più idoneo alle proprie necessità.


AGGIORNAMENTO:
Molto in voga e comodo è il sistema dei sacchetti usa e getta* Boveda®




Quali sono le caratteristiche del prodotto?
  - Rilascia e assorbe umidità - autoregolandosi al valore di UR indicata sul sacchetto (disponibilie a: 65%, 69%, 72% o 75%) ed in base alla temperatura all'interno dell’humidor. Quando - esaurito l'effetto - il gel all'interno del sacchetto si secca ed irrigidisce, si butta e si sostituisce con un sacchetto nuovo.
Se non entrano all'interno dell'elemento umidificante, possono essere lasciati tranquillamente all'interno dell'humidor o dell'armadio per sigari, anche a contatto con questi ultimi.
Dove è la comodità?

  - Non necessita di alcuna manutenzione o ricarica
  - Dura dai due ai quattro mesi
  - Calcolare un sacchetto da 60g ogni 25/30 sigari

* usa e getta? Ni
una volta seccati, se inseriti in un contenitore ermetico con una vaschetta di acqua distillata/demineralizzata a fianco (non immersi...a fianco), nell'arco di alcune settimane, tendono a reidratarsi e riammorbidirsi, quindi sono riutilizzabili. 
N.B. : non ho effettuato tali test di riumidificazione ed utilizzo, quindi personalmente non sono certo che mantengano in toto le caratteristiche di rilascio/assorbimento dell'umidità né che mantenga il tenore di UR indicato sul sacchetto.

QUANTI BEADS PER IL MIO HUMIDOR?


Come calcolare la giusta quantità (peso) di granuli Rh Beads da inserire nell'elemento umidificante all'interno degli humidor? E' una domanda che ultimamente viene fatta spesso negli ambienti di appassionati di Lento Fumo.
Molto semplice:
  • Calcolare il volume interno dell'humidor/vetrina in centimetri cubici
  • Confrontare con i valori della tabella
  • Se necessario calcolare – tramite proporzione – il quantitativo necessario
Per calcolare il valore del volume interno necessario al calcolo è sufficiente moltiplicare fra loro i valori, misurati in centimetri, delle misure INTERNE dell'humidor (comprensivo del volume interno del coperchio, se presente); larghezza, lunghezza e profondità.
Ad esempio: 30 cm (lunghezza) X 25 cm (larghezza) X 15 cm (profondità / h) = 11250 cm³


Come potete notare, il valore risultato non è presente fra quelli in tabella; è a “metà” fra il primo e secondo valore. Ma quanti grammi di beads saranno necessari? Ovviamente più di 28.35 g meno di 56.79 g...ma quanti esattamente? Ci viene in aiuto la matematica. Utilizzeremo una proporzione.
Se 8850 cm³ stanno a 28.35 grammi, quanti grammi corrispondono a 11250 cm³ ?
Ovvero: 8850 : 28.35 = 11250 : X
quindi:
  • 11250 X 28.35 = 318937,5
  • 318937,5 / 8850 = 36.038
quindi 36 grammi...che arrotonderemo in eccesso a 40 grammi.
Alcuni consigliano (solitamente siti/articoli anglosassoni che misurano in once) di passare direttamente allo scaglione successivo, senza calcolare con “precisione” il valore effettivo. Ovvero, nell'esempio in questione dei 12500 cm³ invece dei 40 grammi (già conteggiati per eccesso rispetto ai 36 grammi di calcolo proporzionale) consiglierebbero direttamente i 56,70 grammi. Certo il calcolo risulta più immediato e semplice ma ci tengo a far due considerazioni.
1 - se abbiamo uno strumento semplice per calcolare con precisione la grammatura necessaria per ogni valore di cubatura, perché non usarlo?
2 – Se abbiamo la possibilità di avere i Beads al prezzo (prezzi riferiti a luglio/agosto 2014) a cui comunemente sono venduti negli USA (tra i 5$ e gli 8$, per la confezione da 225g/8oz.) comprare una maggiore quantità di Beads non crea disagi...ma se siamo costretti ad acquistarli in Europa, ci rendiamo conto che la cifra, per la stessa quantità di materiale si aggira fra i 37€ ed i 40€ a cui aggiungere le spese di spedizione.

Credo conveniate con me che tra 6 € e 40 € ci sia una notevole differenza e quindi 50/100/200 grammi in più o in meno sul conteggio “necessario” per rendere operativo il nostro humidor, hanno delle ripercussioni economiche non lievi, considerato il materiale.
Fin quando non ci sarà la possibilità di acquistare facilmente ed economicamente i Beads come in altri paesi, anche il discorso se siano migliori i Beads o altri sistemi di umidificazione (ad esempio le spugne Oasis) risulterà differente a seconda del luogo e del contesto in cui lo facciamo.
Con una differenza di prezzo fra spugna (ridicolmente basso) e Beads reperiti in Europa il rapporto costo/benefici è a favore della spugna Oasis (OGNI sistema, statico o elettronico che sia, necessita di essere controllato). Negli Usa o in altri paesi in cui i Beads hanno un costo nettamente inferiore, allora il discorso è diverso e la scelta fra l'uno e l'altro sistema è esclusivamente di tipo personale, non economico.


Conclusioni: 

Continuo a preferire il sistema delle spugne oasis da un punto di vista di rapporto costi/benefici. Gli altri sistemi sono egualmente efficienti, ma è da prevedere una spesa maggiore, e in alcuni casi - Boveda® a parte - un certo controllo e metodo nella gestione.

La cosa che più mi ha sempre lasciato perplesso è l'importanza data ai materiali interni degli elementi umidificanti degli humidor...molta meno ai materiali di costruzione degli humidor, a mio parere assai più importanti del decidere se mettere spugne, granuli, cristalli o bustine.


il Fummelier®







giovedì 15 giugno 2017

Dei "Napalm 51", dei leoni da tastiera...e pensieri in libertà




Non seguo “faccialibro”, mi sono fatto inviare questo pezzo – là pubblicato – dal mio amico Terry Nesti. Lo riporto così com'è ed alla fine aggiungo alcune mie considerazioni

"Perché per i “rockers” non esiste altra musica buona all’infuori di quella che ascoltano loro. Questo chiaramente vale anche per i jazzisti, che sono ancora peggio. Un musicista pop non ti guarda come se avessi appena preso a calci una vecchietta se gli dici che ti piace l’ultimo pezzo di Beyoncé, se apprezzi le doti di Lady Gaga o se hai trovato carino l’ultimo album di Cesare Cremonini, nemmeno uno che suona raggae o blues.
I rockers sono spesso i musicisti peggiori, quelli più sguaiati e senza criterio alcuno nel comporre o suonare, perché il rock è così, quel rumore e quelle chitarre scordate sono volute, anche se fanno cagare e anche se sono tutti luoghi comuni.
Se suoni rock, tutta la musica pop ti è vietata, figuriamoci poi quella italiana, ad eccezione di De Andrè, che fa sempre figo metterlo nel mezzo, la PFM, Rino Gaetano e Ivan Graziani, che si dice per fare gli intenditori,ma quasi nessuno lo ha mai ascoltato davvero; qualsiasi persona faccia musica in italiano è un buffone, a meno che non sia una cosa del tutto inascoltabile o noiosissima o con dei testi che nemmeno Freud ne potrebbe venire a capo.”
Ho trovato questa descrizione su un bel blog http://www.nowaytobeme.com/i-rockers/amp/ e ho pensato che questa analisi si può applicare a molte categorie dello spirito.

Io la ritrovo, sempre di più, nel mondo dei leoni da tastiera, quelli che si improvvisano critici perché hanno un loro noumeno, fisso e intransigente, un'idea di ideale applicata alle cose di tutti i giorni, ai piccoli piaceri della vita. Nel mondo dei sigari e non solo, penso anche alle birre artigianali solo per fare un esempio (vero Leonardo Di Vincenzo?), ne ho letti diversi di questi schiccheracarte elettroniche.

Ne leggi perché raramente li incontri: nel contraddittorio verbale non sono a proprio agio. Io mi aspetto che si avvicinino durante i numerosi eventi che facciamo in giro per l'Italia, ma con scarsissima frequenza si presentano, saltuariamente ti portano obiezioni articolate (che potrebbero fare, i margini ci sono, nessuno è perfetto); si limitano a fare scatologia affermando che il tal prodotto è deiezione, escremento, feci.
Sul perché sia reputato tale non è cosa ermetica da comprendere: non piace a loro e tanto basta. In più c'è l'aggravante di Golia contro Davide e si sa che Golia fa tutto male perché lavora per guadagnare, mentre Davide lavora bene perché lo fa per la Gloria (che se fosse una bella gnocca avrebbe anche senso).

Tanto gli altri consumatori sono scemi, ciechi o peggio ignoranti: perché se dovessimo stare dietro alla maggioranza degli appassionati, quelli fumano aromatizzati!

Perché provate a far bere un Tavernello ad un esperto di vini e vedrete che ve lo tirerà in faccia (http://www.intravino.com/assaggi/portare-il-tavernello-alla-fiera-dei-vini-veri-per-vedere-leffetto-che-fa-perche-lo-fa-eh/) e cose di questo stampo.

Ho assaggiato i sigari di altri produttori, alcuni sono buoni, buonissimi, passabili, indegustabili, ma sono il frutto di un lavoro rispettabilissimo, in alcuni casi lungo e non privo di ostacoli e si sente la differenza, in altri casi frutto solo di pochi anni (ma anche i nani cominciano da piccoli) e si avvertono le mancanze. Ho degustato in questi giorni un sigaro di un piccolissimo Davide, naturalmente osannatissimo, e non sono riuscito a portarlo a fondo, troppe note ammoniacali, frutto evidente di una fermentazione non espressa bene, troppa potenza nicotinica, sgraziata e spiacevole come una grattugia sulla lingua. Non sono riuscito a finirlo, non rientra più nella mia percezione dei sigari. Mi ricordava gli infumabili, per me naturalmente, Toscanello di venti anni or sono. Beh qualcuno dirà, ma quelli sì che erano buoni, mica la roba fatta ora! È naturalmente un'opinione rispettabile, come quella delle persone a cui piace la grappa del contadino, il vino del bisnonno siciliano, le frustate sulle gonadi, il caffè con la cicoria. Purtroppo o per fortuna il mondo va da un'altra parte e "nella lotta fra te e il mondo, stai dalla parte del mondo" (cit.)”


Ho sottolineato parti del discorso che ritengo importanti, e aggiungo:

Al primo Festival nazionale del tabacco e dei sigari tenutosi a San Giustino (PG) dal 2 al 4 giugno abbiamo condotto 6 degustazioni guidate gratuite e 7 laboratori (workshop, in italiano moderno) sempre gratuiti...e ci sembravano pochi, ma visto l'operato degli altri, erano un'enormità.

Ma...

- un produttore concorrente, dopo aver aderito al festival, ”nulla, vuoto, deserto” (citaz. Alex Drastico) ha lasciato la postazione vuota...non si è presentato.
- un esperto, di altra azienda concorrente, tenuto a fare una conferenza...non si è presentato.
- un relatore di azienda non concorrente ma a noi vicina, tenuto a fare una relazione...non si è presentato.
- parecchi estimatori di sigari - critici (anche) nei confronti del Toscano – con la possibilità di avere un confronto con relatori, staff dirigenziale, coltivatori, responsabili acquisti/vendite, sigaraie (si, da noi c'erano tutte queste figure professionali)...non si sono presentati.



Forse – come per le battaglie di Napalm 51 - “stavano per...” ma qualche lobby cattiva ha impedito loro di partecipare.

Di che stiamo parlando? Di cosa dovremmo preoccuparci?

Comico poi - davvero comico - è leggere alcune recensioni e resoconti del Festival riuscendo addirittura a non nominare MST e il sigaro Toscano, come non ci fosse stato; davanti a tanto coraggio mi inchino :-D

E' la conferma che non si deve dar ascolto a chi non non ci mette la faccia, il nome (reale) e che di persona non esiste (e se esiste non si presenta), ed esiste solo nel virtuale.

Quando alcuni, e per fortuna nel corso degli anni ci sono stati, si sono posti in maniera gentile, intellettualmente onesta e con la disposizione ad ascoltare, così come anche io mi sono rapportato a loro, sono stato ringraziato; questo non significa che abbiano cambiato la loro idea; o magari forse un po' si, perché ci si è spiegati e si è cercato di comprendere l'uno le ragioni dell'altro. Si sono confrontati e sono stati ascoltati. Senza quel preconcetto per cui, “se lo dicono loro, che sono i produttori, allora sono balle”. Dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo, e con 550 eventi in un anno, in tutta Italia, le occasioni per incontrarci e magari “fare anche solo due chiacchiere”, di certo non mancano. 

il Fummelier™ 

lunedì 20 febbraio 2017

Proposta alternativa ai ristoranti stellati...


Sicuramente ci sarà chi la prenderà come una provocazione, ma seguitemi nella disamina e provate a simpatizzare con la mia idea.

Non tutti - anzi pochi in realtà - hanno la possibilità di provare la soddisfazione od esaudire il desiderio di mangiare in un ristorante stellato.

Difficile immaginare per tanti la possibilità di spendere 2-300 euro a testa per un "percorso di degustazione".

Come ovviare? Seguitemi nel ragionamento.

Ormai la maggioranza degli chef stellati è diventata così famosa da non presenziare quasi più in cucina - o almeno la probabilità di vedersi preparare il pasto da altri, che non lo chef titolare/titolato che appare nell'insegna del locale o all'interno dei menu - è elevata. 
Molti - non discuto se giustamente o meno - contestano proprio questo aspetto della questione: perché pagare tali cifre se i piatti presentati non sono stati realizzati fisicamente da tali guru della ristorazione? 
Gli chef rispondono che hanno ideato loro stessi i piatti e che ripongono assoluta fiducia nei cuochi che fanno parte delle loro brigate di cucina. 
Al che i suddetti detrattori ribattono che un'opera d'arte realizzata da un allievo della bottega di un artista, può essere bella e valente di sicuro, ma né gli storici o critici d'arte, né tanto meno il mercato, attribuirebbe a quell'opera lo stesso valore se l'avesse realizzata l'artista titolare, di suo pugno. Tradotto in breve: un quadro - realizzato da un allievo di Leonardo - pur con le indicazioni del Maestro - non è di certo una sua opera....di conseguenza nessuno lo pagherà tanto quanto quella realizzata da Leonardo stesso.

Dove voglio andare a parare? Continuate a seguirmi.

Ogni chef che si rispetti (e anche che non si rispetti) ha scritto un libro di sue ricette, e di cuochi/chef talentuosi ma sconosciuti, ce ne sono - per fortuna - parecchi. In un ristorante stellato capita sempre più spesso, causa impegni televisivi, di promozione e quant'altro, che la cucina sia affidata ad altri.
Qual è quindi l'idea?

Perché non creare dei ristoranti "para-stellati"? Mi spiego.

Si apre un ristorante assumendo una brigata volenterosa e di talento. Ogni mese, si prende il libro di un chef stellato e se ne replicano le ricette, intitolandogli il ristorante. Una cosa tipo..."Da Clacco" oppure "Ostelia Flancescana" se si vuol essere ironici - molto ironici - oppure una sotto-insegna col nome ideato per il ristorante, con "oggi la cucina di...[mettere nome dello chef]".

Quali sarebbero quindi i vantaggi? 
Poter provare una cucina "stellata" ad un prezzo abbordabile dai più. 

Immaginate avere in città un ristorante che ogni tot giorni/settimane può proporre la cucina di un grande chef e il periodo successivo quello di un altro. 
Non solo si sperimenterebbero le realizzazioni di tanti eccellenti personaggi, ma ci si risparmierebbe anche la spesa di dover peregrinare in giro per l'Italia o all'estero, per raggiungere ognuno di essi. E magari si ridurrebbero - e di molto - anche i tempi di attesa per le prenotazioni. 

Che dite...è una buona idea? Non c'è nessuno che voglia realizzarla? 



Il Fummelier c



venerdì 17 febbraio 2017

Del perché ascolto solo chi ha nome e cognome, e ci mette la faccia...

...e aggiungo, mi parla fisicamente di fronte.

E del perché userò le esaustive parole di Gabriele Moretti per spiegare il perché di tale scelta.


"Questa nostra è diventata la società del Senza.
Grano senza glutine, biscotti senza polifosfati, dentifricio senza fluoro, shampoo senza parabeni, latte senza lattosio, bistecche senza carne, acquistare senza pagare un centesimo subito, navigare senza limiti a dieci euro, collegarsi senza fili, pagare col bancomat senza toccare il POS.
Ma questo significa anche che siamo diventati la Società che si parla senza vedersi, che si ama e si odia e litiga e si incazza e poi fa pace e poi vaffanculo senza toccarsi mai una volta. Senza aver mai sentito che odore ha l’altra persona, come parla, dove guarda mentre parla, come ha trattato sé stessa nella sua vita, come si veste, se si lava o se ha i denti color vomere d’aratro e i capelli che sanno di minestrone.
Direte voi “vabbè, che c’entra: si può criticare o condividere un pensiero e un’idea anche senza conoscere tutte queste cose di una persona…”
E invece no, cari miei. Il linguaggio è uno strumento formidabile, ma è solo un vettore. Uno dei tanti e, aggiungerei, degli ultimi della nostra storia evolutiva. Siamo ormai abituati ad una società che concepisce i rapporti umani attraverso un monitor, distaccati gli uni dagli altri eppure “connessi”, che ci stiamo dimenticando il valore di tutto ciò che si prova parlando con un’altra persona: imbarazzo, senso del pudore, rispetto, tono della voce, coraggio delle proprie idee, soffermarsi ad ascoltare. E anche a tutto quello che l’altra persona ci comunica anche soltanto stando davanti a noi: se un energumeno frittelloso con una proprietà di linguaggio di un troglodita e con i vestiti che odorano di circo Orfei mi venisse a raccontare che bisogna aver fiducia nella ripresa economica, gli scoppierei a ridere in faccia. Se un ragazzino coi segni del latte materno ancora in bella vista sulle guance mi sbraitasse addosso slogan razzisti mentre tento di ragionare di integrazione, lo liquiderei con un “vai a studiare, capra”. E a nessuno che assistesse a tale scenetta verrebbe MAI in mente di darmi del borioso, perché tutti avremmo chiara la situazione.
Ma se lo fai sui social network è tutto un altro paio di maniche: il linguaggio scritto è un enorme livellatore. Chiunque può copiare un concetto da internet e farsi bello attraverso esso per prevalere in una discussione, anche il frittelloso che sa di circo e il pischello analfabeta funzionale. E tu non puoi mica permetterti di contraddirli, magari consigliando loro di leggere qualcosa o farsi una cultura. Agli occhi del mondo siete due entità identiche, ciascuna con le proprie opinioni che valgono egualmente.
Dite un po’: vi è mai capitato di conoscere di persona qualcuno con cui avete intrattenuto rapporti (belli o pessimi) sui social network e dopo pochi minuti di pensare “ma non è mica lui… son due persone diverse!”
Dobbiamo recuperare il contatto umano, cari miei. Sì, anche gli schiaffi, se serve. Ma soprattutto ricordarsi che valore hanno in una discussione gli sguardi, le pause, il tono di voce, gli odori, le sensazioni, i gesti. Tutte cose che ci dicono molto di una persona e che attraverso uno schermo non esistono più."



Non c'è molto altro da aggiungere...

Il Fummelier c

sabato 19 novembre 2016

"C'è simpatia tra di noi, c'è simpatia se tu lo vuoi..." o forse no?



A parte la simpatica citazione della canzone di "Olmo" nel titolo, questo è uno sfogo. Piccolo ed inutile, ma resta uno sfogo.
Prendo spunto da due casi in particolare ma riguarda in generale, molti con cui ho avuto a che fare.
Se per lavoro, caso, amicizie in comune o quant'altro veniamo in contatto e presumibilmente ci ritroviamo simpatici a vicenda, mi chiedo, perché poi si tende a dimenticare, questa...simpatia?
Ultimi esempi in ordine di tempo, e tralasciando i contatti di lavoro che mi vengono RICHIESTI e poi, una volta data la mia disponibilità a collaborare..."niente, vuoto, deserto" (citaz. Alex Drastico - Antonio Albanese). 
Per lavoro (uno) e per piacere (l'altro) ho conosciuto due realtà (negozi), diverse sia per tipologia che per sede di lavoro; caratteristica comune, l'essere molto lontani da dove abito, quindi non posso "andarli a trovare" facilmente.
In uno, faccio la stupidaggine di non acquistare subito un oggetto che mi era da subito piaciuto. Ricontattato, mi dice "purtroppo l'ho già venduto". Nell'altro, mancava la misura di un articolo da me richiesto.

In entrambi i casi, rimaniamo d'accordo nell'essere contattato non appena disponibili tali articoli, per valutarne l'acquisto e vedere come e quanto le spese di spedizione condizionassero il costo totale e decidere quindi se farmeli spedire o attendere la prossima occasione di vacanza/lavoro e ritirarli di persona, dopo ovviamente averli pagati in anticipo per farli mettere da parte. Bene (anzi no), navigando sui loro siti scopro che tali articoli sembrano essere disponibili...ricevute chiamate o contatti da parte loro? No. 
E quindi mi chiedo: perché, visto che di persona ed al telefono eravamo d'accordo che mi avreste contattato APPENA DISPONIBILI gli oggetti e son passati quasi due mesi e nessuno si è fatto vivo?

Morale della favola? Passata la fase (che evidentemente i nostri commercianti ancora non hanno compreso a pieno o non ne hanno compreso l'importanza) di "desiderio compulsivo" ho fatto - con calma - alcune ricerche.
Uno l'ho trovato su amazon ad un prezzo inferiore e con spedizione gratuita, l'altro a metà quasi del prezzo, in un negozio vicino casa.
Non so, mi sfugge qualcosa...

Mi dispiace, perché per natura sono "fedele" coi commercianti-produttori con cui ho lavorato e mi sono trovato bene, e sono tendenzialmente disposto anche a spendere qualcosa di più se ho un servizio migliore o - semplicemente - mi sta simpatico il venditore. Ma se dall'altra parte mi si dimostra totale disinteresse (voglio dire te lo sei pure segnato che dovevi richiamarmi appena lo avessi avuto disponibile), beh..allora non lamentiamoci poi dello strapotere e monopolio (prossimo venturo) di Amazon&Co.

...e se non si fosse capito, lo sfogo "pubblico" nasce dal dispiacere che comunque proverò nell'acquistare altrove questi due oggetti. Se me ne fossi fregato...lo avrei fatto senza nemmeno girarmi indietro. 

Pazienza...

PS: se qualcuno - non necessariamente i protagonisti di questi due ultimi casi - si fosse riconosciuto in questa descrizione, beh...ha fatto bene. A proposito, se ti/vi dico "prima organizziamo l'evento e meglio è, altrimenti rischi di non veder realizzato il progetto", non ci lamentiamo per favore se, contattato a poca distanza dalla realizzazione della serata mi tocca dirti/vi "mi dispiace non si può fare nulla, me lo hai chiesto troppo tardi". Non accetto di fare la figura del "cattivo" (eufemismo per descrivere altro); io lo dico SEMPRE chiaramente che non racconto balle, quindi se ti dico fammelo sapere entro breve, non lo dico per fare lo splendido, ma perché è così. Ma tanto, è inutile dirlo, a quanto sembra.

Fine dello sfogo...sarà per la piovosa e fredda giornata, che vi devo dire.


il Fummelier c

mercoledì 3 agosto 2016

Piccolo resoconto fotografico del Circus Fest di (E)Vento tra i Salici

Impegno, stanchezza, arrabbiature, orgoglio, gioia e molto altro. Sono le emozioni ed i sentimenti che hanno attraversato il corpo e la mente delle ragazze e ragazzi di (E)Vento tra i Salici che hanno organizzato e - cosa più importante - realizzato il Circus Fest di Sommacampagna (VR) appena conclusosi.

Come descritto nell'articolo precedente eravamo presenti anche noi del Club Amici del Toscano® e ci siamo divertiti a lavorare. La musica e gli spettacoli che hanno caratterizzato ed accompagnato le due giornate non posso descriverli, ma sono stati tutti e ripeto tutti davvero eccezionali. I gruppi metal del primo giorno, così come tutti quelli che hanno caratterizzato il secondo e gli spettacoli di fuoco, di burlesque etc sono stati tutti coinvolgenti e bravi, ognuno nel proprio ambito di lavoro. 

Ora qualche foto, conscio dell'impossibilità di essere esaustivo, ma con l'invito, se quest'anno ve lo doveste essere perso, di non perdervelo il prossimo anno...e chissà quale sarà il tema che lo accompagnerà.













...e per ultima, l'immagine rubata da un caro amico che è riuscito a condensare in essa, il senso di rilassamento e di godimento -  in questo caso mio -  ma che molti hanno avuto il piacere di provare. 





 Il Fummelier  c

mercoledì 13 luglio 2016

Locanda Moscal, la famiglia Luppi ed il giovane Chef De Biasi



Amo mangiare. 

Aggiungo...

Amo mangiare bene. 

Considerazioni banali certo, ma importanti per chi distingue tra mangiare e nutrirsi.
Per lavoro, come relatore del Club Amici del Toscano®, ho conosciuto Leandro Luppi della “Vecchia Malcesine” nell'omonimo paese gardesano, perché è uno degli organizzatori della bellissima manifestazione “Fish & Chef” in cui chef stellati italiani ed internazionali, si confrontano con la non facile cucina del pesce di lago, coadiuvati dagli chef residenti dei meravigliosi locali dislocati lungo tutto il Lago di Garda, selezionati per l'occasione. Ma in questo frangente vorrei soffermarmi su altro, ovvero sulla moglie Lidia e la figlia Corinne che gestiscono, assieme a Leandro e ad alcuni selezionati collaboratori, la Locanda Moscal ad Affi, sempre in provincia di Verona, sempre sul Lago di Garda.
Quando sono in zona amo dormire e mangiare da loro, mi trovo bene; semplicemente. Dovreste provare anche voi.
La zona è tranquilla, le camere sono belle e confortevoli ed il cibo - torniamo all'incipit -  è ottimo; opinione personale ovvio.
Ho mangiato svariate volte da loro e ho potuto conoscere un giovane cuoco, allievo di “cotanto chef” Leandro Luppi che da subito ha solleticato il mio senso del gusto ed il mio senso estetico. Se ci aggiungiamo gli ottimi vini ed il servizio curato, mangiare alla Locanda Moscal diventa appunto un piacere. E dopo il pasto, passare un'oretta sotto il portico a gustarsi un buon sigaro ed un distillato, completa il bel momento.
Tra l'altro – almeno fino al momento in cui sto scrivendo questo articolo, del futuro non v'è certezza (citaz.) – è un giovane con i piedi per terra e senza troppi grilli per la testa e con una bella dose di umiltà; in un momento in cui basta un mezzo talent, un maestro di grido, aver lavorato 10 giorni in un ristorante stellato, o quant'altro venga considerato giustificabile per “tirarsela”, trovare uno chef di talento che prepara piatti coinvolgenti e gustosi, con entusiasmo, senza credere di essere un guru da venerare, ammettiamolo...non è affatto poco.

Insomma, mi piace come il ragazzo lavora, si era capito, o no?

Poiché però “un'immagine vale più di mille parole”, di seguito potete gustare con gli occhi (per degustare anche con il palato e riempirvi il naso di profumi deliziosi dovete andarli per forza a trovare) i suoi piatti del menu lago.

Antipasto - Trota affumicata, crudità di verdure e salsa all'erba cipollina


Primo piatto - Spaghetti aglio, olio e peperoncino con pesce di lago


Secondo piatto - Filetto di lavarello, burrata, pomodoro ed origano


Dessert - "Cremino" di cioccolato, frutta e gelato


Lo Chef - Luca De Biasi



Come scrissi in un'altra occasione, esprimendo le mie personali opinioni su persone e luoghi, a scanso di qualunque equivoco , tengo a precisare che:

- non sono un foodblogger
- ho sempre pagato il conto di tasca mia (tranne quando ha pagato l'Amico bresciano Mario Masneri in occasione del mio onomastico)
- Noi siamo buoni (citaz.)

Info sulla Locanda Moscal
Segui Luca De Biasi su Instagram

Il Fummelier  c








lunedì 10 agosto 2015

Del prendersi cura di un Panama...



Oggi, approfittando di un mio recente acquisto, appronto una breve e semplice guida pratica per prendersi cura del proprio Panama.
Vi renderete conto che, essendo fatti di un materiale naturale, la Palma Toquilla (Carludovica Palmata), proprio come il tabacco ed i sigari, anche i Panama necessitano di essere conservati al giusto grado di temperatura ed umidità. 
Questa guida non intende essere esaustiva, ma fornire alcuni consigli per prendersi cura di un accessorio meravigliosamente elegante e di pregio.
Lo so, si fa presto a dire "Panama", e poiché ne esistono di svariate marche e di molteplici qualità, i cappelli potrebbero reagire in maniera differente. Come per tutte le cose, si deve agire con buonsenso.

Ma andiamo con ordine...

Come prendere il Panama

Se possedete un Panama stile Fedora-Borsalino, sebbene sia la forma stessa ad invitare a farlo, combattete l'istinto di prenderlo per la corona (o calotta) usando pollice e medio e inserendo l'indice a fare "morsa", per stringere ed afferrare il cappello, in modo da riuscire a sollevarlo. Il rischio concreto è di stressare oltre il limite, la resistenza del materiale sagomato ad hoc a formare il "pizzicotto" centrale e quindi di procurare la rottura delle fibre. Che la corona abbia o non abbia sagomature, il Panama va preso e tenuto, per posizionarlo correttamente sulla testa, tramite la falda (o tesa), possibilmente con entrambe le mani. Si avrà oltretutto la possibilità, in maniera semplice e rapida, di modellare estemporaneamente quest'ultima, prima di indossare il cappello, per adattarlo al nostro gusto estetico.

Come conservarlo

Non dissimilmente ad un sigaro, il Panama necessita di essere conservato in condizioni ottimali. Ambiente fresco ed umido, come quelle di un bagno o di un seminterrato/cantina permettono alla paglia di mantenere elasticità e morbidezza, e mantenere la forma originaria. Se ci si rendesse conto che il cappello ha perso queste caratteristiche per la troppa secchezza, è sufficiente vaporizzare pochissima acqua sulla superficie, in modo da reintegrarne, lentamente, il grado di umidità ottimale. Va da sé, al netto di queste considerazioni, che sia sconsigliato lasciare il cappello alla diretta luce del sole e/o in ambiente assai secco, per evitare spiacevoli variazioni di colore, oltre che la secchezza delle fibre, con più facile rottura delle stesse. Per contro, passeggiare sotto la pioggia battente con indosso il proprio Panama procurerà - oltre a possibili danni -  la completa perdita della forma originaria, difficilmente ripristinabile. Un tentativo di ridare forme perdute, lo si può fare stirandolo, impostando il ferro a bassa temperatura e frapponendo tra il ferro e il cappello, un panno leggermente umido.

Se possedete un Panama "foldable", ovvero arrotolabile, viene consigliato di mantenerlo così per il tempo esclusivamente necessario al viaggio, non per la sua conservazione a lungo termine. 

Come pulirlo:  

Se fosse necessario pulirlo, utilizzare sapone delicato e un panno pulito bianco e pochissima acqua. Se possibile rimuovere lo sporco semplicemente con una gomma da cancellare bianca, per matite. Un'altra opzione è l'utilizzo di salvettine delicate per viso e/o per bambini.
Evitare l'uso di alcool o sostanze pulenti aggressive.
Le possibilità per la pulizia sono quindi molteplici, in funzione della tipologia, del colore del Panama e del grado/tipo di sporco.





...e adesso godiamoci il nostro amato Panama



Il Fummelier  c


domenica 3 maggio 2015

Il Fummelier ospite a casa d'altri...

Tre collegamenti per un'intervista, una videointervista ed un articolo pubblicati su siti e giornali che mi hanno "ospitato" e che ringrazio...così non serve andarli a cercare in giro.

(Foto tratta da Affari Italiani - By Andrea Radic)


- Intervista su CigarsManiac

- Video intervista su Affari Italiani

- Articolo su ICON Panorama

Il Fummelier  c

venerdì 21 novembre 2014

To Absent Friend(s)"...il piacere di un incontro 2014"

L'inizio di giornata non lasciava presagire una gran bella serata. Pensieri, e rimuginamenti vari in merito ai “soliti” problemi e alla mancanza di soluzioni ottimali, non aiutavano. Sapere inoltre che uno degli “aficionados” e sua moglie, non avrebbero partecipato, com'era invece piacevole consuetudine, rischiava di rendere incompleta la serata. Completa non lo è quindi stata, data la loro assenza, ma quasi perfetta si. Avevo promesso di scrivere e pubblicare un resoconto della undicesima edizione di “...il piacere di un incontro” 2014 proprio in suo onore e su sua richiesta “per farlo sentire un po' là con noi”, ma come si suol dire in questi casi, forse gli farà più male che bene. Per quanto si è perso. 
A dire il vero una piccola avvisaglia di positività quotidiana l'aveva fornita la vicina di casa che per ringraziarmi dell'aiuto a trovare delle fonti e dei testi per una ricerca scolastica della nipote, mi ha omaggiato di due piccioni già belli puliti e che adesso stanno dolcemente e sommessamente cuocendo nella pentola di ghisa. E finalmente ero pronto per la serata...

Serata ineccepibilmente - come al solito - organizzata e condotta dalla “Fiorica's Family” dell'omonima tabaccheria udinese, nelle figure di Floreana, Giuseppe e Livio.
Floreana – che ha presentato anche la sua ultima fatica letteraria “La Superstizione - dalla Mesopotamia all'Europa fra Religione e Magia” coadiuvata nella presentazione del libro dal prof. Angelo Floramo, amico e persona stimata.

Prof. Floramo, Dott. Fiorica, Cristina Nonino, Floreana Nativo (foto di Ricky Modena)
Uno di quelli che – in un periodo brutto della tua vita – non “scompare” e ti dà una mano a venirne fuori...e questo – perdonate la divagazione – è molto meno scontato di quanto romanticamente tanti affermano di poter dire dei loro “amici” (feci questo errore anche io) che alla prova dei fatti, non si manterranno tali. 

Prof. Angelo Floramo (foto di Ricky Modena)
Di ciò gli sarò sempre grato. E con questo, chiudo la parentesi: )
Proprio in virtù di questa occasione, mi ha accompagnato in questa serata di degustazioni culturali, eno-gastronomiche, tabagifere e conviviali, una cara amica - Michela - interessata all'argomento del libro in questione. Astemia, non fumatrice e un po' “pesce fuor d'acqua”, per come si è lei stessa definita, sarà lei che fornirà quel valore aggiunto alla serata che mi sarebbe sicuramente stata avversa, come al solito. Vado a spiegare.
Nel corso di questi incontri si svolgono un paio di estrazioni per vincere alcuni pregevoli premi messi a disposizione da produttori amici e partner della serata. In genere sono due i momenti ludici, il primo vede il tentativo di riconoscere la regione di provenienza di un vino degustato alla cieca. Fra coloro che indovinano – anche se molto spesso è capitato che indovinasse solo una persona sulle 80 circa che partecipano – si sorteggia il fortunato. Il secondo è esclusivamente affidato alla fortuna, dato che vengono estratti da un contenitore, quattro biglietti numerati, la cui copia gemella è stata fornita all'arrivo ad ognuno dei partecipanti.
Facciamo però un poco di ordine e diamo una linearità al discorso.
Arrivati e depositati i soprabiti presso il guardaroba, siamo stati accolti – oltre che per i saluti – per avere biglietto numerato, sigaretto di benvenuto (Cohiba) e dare il via all'aperitivo a buffet. Vini delle Vigne di Zamò e vassoi a ciclo continuo – quindi sempre caldi ed appena fatti - di pizza, bigné di pasta fritta e farciti di patè di fegatini e altri ripieni di baccalà mantecato, verdure fritte, olive all'ascolana, polpette di carne, crocchette di patate, polpettine di riso e speck e altro ancora.
Finito di mangiare e di bere, oltre che salutarsi e chiacchierare amabilmente con vecchi amici e conoscenti e nuovi acquisti della serata, ci siamo accomodati nel salone approntato appositamente con tavoli apparecchiati di tutto punto. 

Panoramica della sala ed ospiti (foto di Ricky Modena)
La presentazione del libro è stata oltre che interessante, molto divertente, merito della capacità oratoria dell'autrice e del professor Floramo che han reso leggeri, argomenti non proprio facili. Dato che la nascita e la storia della superstizione e della magia includono spesso racconti di omicidi, cannibalismo, sacrifici, invasioni, conquiste e massacri nonché approfondimenti filosofici e antropologici che di primo acchito non sembrerebbero proprio idonei ad una serata conviviale. 

Presentazione del libro (foto di Ricky Modena)


Il Libro presentato (foto di Ricky Modena)
E' arrivato quindi il momento di essere serviti del primo dei due manicaretti offerti dalla ditta Masé di Trieste. Tagliato a mano da uno dei due esponenti/titolari Masè, anche loro graditi ospiti all'incontro, e servitoci a tavola dai solerti camerieri dell'Astoria di Udine, abbiamo avuto il piacere di degustare il “Nero Trieste” - un “praga” (malgrado il nome è risaputo che il cosiddetto prosciutto di praga nasce a Trieste) cotto e ricoperto da uno strato di caramello che appunto risulta nero alla vista e deliziosamente dolce-amaro, assaggiato assieme alla rosea carne della coscia di maiale cotta. Il tutto innaffiato da un buonissimo tocai....pardon, friulano 2012 di Le Vigne di Zamò. 

Taglio del "Nero Masè" (foto di Ricky Modena)
Dopo aver ammirato gli ultimi nati in casa Dupont, l'accendino e la penna in Edizione Limitata 2014, si è dato il via alla degustazione alla cieca del vino (rosso). 

Penna Ediz. Lim. Dupont 2014 (foto di Ricky Modena)
E qui la serata vira in una direzione migliore rispetto a quanto solitamente è accaduto nelle edizioni precedenti a cui ho partecipato. Michela, l'amica astemia, ha bagnato le labbra col vino e ha avuto l'immagine del mare pugliese ed è stata una delle quattro persone ad aver individuato la regione di provenienza di questo Salice Salentino di Leone de Castris che surrettiziamente ci era stato dato in degustazione.
Ero già pronto a fare la danza della vittoria, perché speravo veramente nella cosiddetta fortuna del principiante, per questa prova e – in seguito - nella ferrea regola non scritta che un accessorio da fumo viene vinto da persona non fumatrice, possibilmente invitata per caso e che dichiara “ma io non ci volevo nemmeno venire” e a cui si è regalata la quota di partecipazione per convincerla. Un po' come il famoso “come hai iniziato a fare la modella/attrice?” So, che conoscete la risposta...diciamocelo tutti insieme: “Per CASO...ho accompagnato un'amica a fare il provino e hanno preso me”. Visto? Era facile, vero?
Ma la sorte, nell'estrazione di spareggio, ha scelto uno degli altri tre, ovvero Fabio (della palestra, quello che conosci anche tu, Cesare. Ricordi? n.p.a.a. [nota per amico assente]), a cui è andata, consegnata da Cristina Nonino in persona, gradita presenza assieme al marito, una bottiglia di Grappa Nonino Antica Cuvée.

Cristina Nonino (foto di Ricky Modena)
Assolutamente da menzionare la soluzione data dall'amico Roberto Sgheri nella gara di riconoscimento della regione di provenienza della degustazione cieca, e poiché un'immagine val più di mille parole...

Risposta a: "...indovina la regione italiana"
“Lo Sgheri” (chi è costui?), vincitore di uno zippo, ad un'altra serata, sponsorizzata dall'omonima casa di produzione americana e Club Amici del Toscano, poco prima della sua partenza per l'Afghanistan e nuovamente vincitore di un altro zippo, alla stessa serata un anno dopo, appena tornato dall'Afghanistan. A causa di ciò viene ancor oggi ripetutamente offeso e vilipeso con espressioni qui irripetibili sulla magnificenza del suo apparato posteriore, anche se si fece – almeno in parte, perdonare – per averci donato la pezza ricamata del Club del Sigaro Toscano da lui creato e gestito ad Herat, quand'era in missione. A lui oggi il nostro affetto e la nostra solidarietà per il superamento di questo periodo di salute infelice, dovuto alla convalescenza (con prossima riabilitazione) per l'operazione subita dopo la rottura del tendine distale del bicipite del braccio destro, che lo menoma non poco. 

"Lo Sgheri" (foto di Ricky Modena)
Seconda fase gastronomica con Masè ed il suo rinomato e delizioso prosciutto cotto in crosta di pane, accompagnato da un ottimo Schioppettino 2008 sempre di Le Vigne di Zamò.
Poi la conferma della regola di cui sopra e di cui ho ancora vivido un esempio lampante. Mi ricordo ancora. Successe tre anni fa, se non mi fa difetto la memoria per quanto concerne il tempo passato. Una donna, amica di un assiduo frequentatore di queste serate che – non fumatrice, per la prima volta ospite a “...il piacere di un incontro” e a cui era stata offerta la partecipazione dall'amico “cavaliere” della situazione. Vinse un accendino della serie Classic di Dupont che ha regalato, appunto, al suo accompagnatore. Ebbene...confidavo in tale “superstizione”. Ho avuto ragione.
Passati successivamente ad altri, l'accendino minijet e la Penna Dupont, è stato chiamato il numero 21 (io avevo il 22, ovviamente) con in palio un Humidor Habanos - Edizione Limitata - Hoyo de Monterrey e io ho cominciato a fare festa, a ridere e saltare come un bambino. 

Momento dell'apertura del premio
E ho reagito così per una serie di motivi...la cosa è ironica.
  • Vince il premio appunto “l'amica che partecipa per la prima volta, non voleva venire , che non beve e che non fuma ,e a cui hai offerto la serata”.
  • Io stesso sono produttore – fra le altre cose - di humidor (sebbene di altra tipologia e filosofia di costruzione).
  • Convinco l'amica a “girarmelo” come regalo di natale anticipato.
Adesso fa bella mostra di sé in casa, e custodisce ed affina il sigari “comunitari” che l'amico Mirco Mastrorosa lasciò in deposito presso la mia umile magione, per avere da fumare ogni qual volta ci si ritrova assieme, compreso Cesare...”the absent friend” della serata, e motivo di questo mio lungo e – spero da lui – apprezzato resoconto. 

Humidor sul luogo di lavoro
Subito dopo ad ognuno di noi è stato offerto un Trinidad Reyes, il “piccolo” della casa cubana, piccolo di formato, ma non piccolo di gusto. Accompagnato dalla grappa “che si abbina bene con qualunque sigaro” - che ho in tal modo definita allo scorso Good , in presenza di Cristina Nonino alla degustazione da me condotta con l'Antica Cuvèe.
E così, proseguendo i nostri discorsi sul cinema, la musica, la carriera di attrice dell'hostess della serata, Ruth anche lei al nostro tavolo, e altri argomenti intavolati con Livio Fiorica, Ricky Modena il fotografo, Alessio, un restauratore che ha vissuto e lavorato in Cina e in altri interessanti paesi, si è conclusa la serata. E tutti vissero felici e contenti :)




Il Fummelier  c