giovedì 6 marzo 2014

Club Amici del Toscano a "Cucinare" - Fiera di Pordenone dal 21 al 24 Marzo 2014

Imperdibile appuntamento sigaro-eno-gastronomico dal 21 al 24 Marzo.
Presso la Fiera di Pordenone, si rinnova la presenza del Club Amici del Toscano a Cucinare e dare la possibilità a soci vecchi e nuovi, curiosi ed appassionati, di degustare il rinomato Sigaro Italiano in abbinamento ad eccellenze del buon bere e del buon mangiare.


In piena visibilità, presso l'entrata della fiera, potrete venirci a trovare al Padiglione 9, Stand n° 7 per l'iscrizione gratuita di rito, al Club ed alle degustazioni che si susseguiranno nel corso dei quattro giorni della manifestazione. Lo spazio degustazioni - esterno - è già visibile all'arrivo...non dovete far altro che entrare in Fiera, raggiungerci allo Stand interno, e da lì sarete indirizzati dalle Hostess, allo spazio degustazioni. 

Seguite il post, nei prossimi giorni sarà pubblicato il programma delle degustazioni e sarà ulteriormente aggiornata la lista dei prodotti partner.


Produttori partner (in ordine alfabetico):

- Baladin (birrificio dell'anno 2014)
- Bonajuto (cioccolato)
- Bressan (vini)
- Ferrari (spumanti)
- Mancinelli (vini)
- Nonino (distillati)
- Quota 101 (vini)
- Roner (distillati)
- Rossi e Rossi (Ron Millonario)
- Segnana (distillati)


Ulteriori informazioni sulla manifestazione qui.


Il Fummelier  c



martedì 11 febbraio 2014

Sigaro Toscano Soldati e...birra BABEL del Birrificio Foglie d'Erba


Come è possibile riempirsi le narici di profumi mandarino, pompelmo e di frutta tropicale, rinfrescare mente e palato, godere a pieno di un prodotto di qualità e collegare tutto questo al Parco delle Dolomiti Friulane, in Carnia, e più precisamente a Forni di Sopra, ridente località montana in provincia di Udine? Gustando – e il termine non è scelto a caso – una Birra Artigianale BABĖL del Birrificio Artigianale Foglie D'Erba. Birrificio di cui, sono certo, tornerò a parlare in altre occasioni, data la varietà e qualità dei loro prodotti.
In questo caso, parlando della BABĖL, parliamo di una birra di 4,8°, molto luppolata e amara, perfetta per un aperitivo o per accompagnare cibi piccanti e speziati o pastosi come formaggi freschi. E' una birra ad alta fermentazione e rifermentata in bottiglia con zucchero di canna integrale. L'utilizzo di luppoli americani associati a luppoli d'aroma di Tettnang che i mastri birrai recuperano da un contadino della zona, creano un'armonia di sapori, di aromi e di profumi veramente coinvolgente. Ciò è dovuto all'utilizzo di malti e cereali di qualità e dalla varietà di luppoli – 6, compreso il già citato Tettnanger - sapientemente dosati. 

La passione, l'esperienza e la cura messa nella realizzazione dei loro prodotti come la BABĖL, oltre che dall'esperienza gustativa, la si può notare nella stessa cura e competenza messa nella descrizione sulle etichette e sul loro sito.
Cosa c'è di meglio quindi se non gustare una BABĖL accompagnandola al fumo di un Sigaro Toscano Soldati? La delicatezza e leggerezza di questo sigaro interamente composto da tabacco Kentucky italiano, prevalentemente e più precisamente beneventano ben si sposa, in un ideale matrimonio di sapori fra nord e sud, con le note amarognole e fruttate della birra artigianale prodotta da Foglie D'Erba. Non si sovrastano e si compenetrano i sentori di frutta secca tostata con i luppoli che donano note resinose e agrumate, l'affumicatura del Kentucky con il retrogusto amaro della birra e non solo...ma la girandola di gusti, profumi e aromi riserva anche altre sorprese. Un piacere e una fumata quella della Birra BABĖL del Birrificio Foglie D'Erba e il Toscano Soldati, magari da dividere in compagnia, prima di una buona cena, visto il formato da 0,75 l della bottiglia.



Il Fummelier  c

domenica 2 febbraio 2014

Antico Toscano e...Caldiff di Roner


Può un distillato di frutta essere amabile senza essere troppo dolce, potente ma non aggressivo, acido al punto giusto pur essendo un distillato di mele? La rispostà è Caldiff.
Caldiff è un distillato di mele Gravensteiner realizzato dalla distilleria Roner, in provincia di Bolzano e più precisamente a Termeno ove vi attendono – se vorrete onorarli della Vostra presenza – la famiglia Roner e i suoi collaboratori, per una visita a scoprire la magia della distillazione della grappa e dei rinomati distillati di frutta, nonché delle cantine Ritterhof, sempre di loro proprietà, ove producono vini autoctoni, come il Lagrein o il Gewurtztraminer. 


Tornando al Caldiff – accento sulla i - deve il suo nome a una scelta singolare. Sostanzialmente è un omaggio fatto dal fondatore Gottfried Roner al Castello omonimo, costruzione originaria del tardo XII secolo. Si narra che egli fosse innamorato di questo castello e che avesse espresso il desiderio – prima o poi – di acquisirlo e sistemarlo. Non vi è riuscito, ma a testimonianza dell'amore per la storia del luogo e delle sue bellezze, il Caldiff è lì a ricordarcelo. Un distillato invecchiato 3 anni in barrique con il metodo Solera, fino a raggiungere un gusto ed un profumo armonioso e morbido, rendendo meno invadenti e più godibili le note acidule della frutta. Un viaggio a 43% vol che ben si accompagna a formaggi giovani, frutta secca e cioccolato fondente. Ma dopo aver magari assaggiato un quadratino di cioccolato fondente e sorseggiato un poco di questo distillato, un degno accompagnatore è sicuramente l'Antico Toscano, con la sua forza e pienezza che ci riempie il palato ed il naso di gusto, sapori intensi e amari. Un nobile distillato per un nobile sigaro, composto dai migliori tabacchi kentucky nazionali, piccola percentuale di tabacco nord americano e fascia di qualità di provenienza nordamericana. Un impatto gustativo riconoscibile nella sua forza ed intensità. Un sigaro certo non adatto ai palati deboli o per coloro che in questo Toscano cercano un conforto delicato e sussurrato. L'Antico è l'amico che ci mette di fronte alle nostre responsabilità, che non si vergogna di darci un bel calcio nel didietro se decidiamo di trascurarlo o lo sottovalutiamo. E' un amico vero, che sta a lì a ricordarci a voce alta la forza e l'intensità dei rapporti senza convenevoli, duri e puri ma onesti. Il conforto semmai lo proveremo a cercare nel Caldiff, nel calore che ci pervade la gola quando lo beviamo, ma non sarà nemmeno il suo un accondiscendere alle nostre debolezze. Bere Caldiff e fumare Antico Toscano ci ricorda la natura dei rapporti schietti, degli sguardi fermi e non dati di traverso, ma guardando dritto in faccia il nostro interlocutore, senza debolezze.

Il Fummelier  c

per informazioni:


martedì 21 gennaio 2014

Toscano e...Premio Nonino 2014


Siete pronti? Il Club del Sigaro lo è, e grazie alla stima e simpatia reciproca che lega la Famiglia Nonino al mondo del Toscano, anche quest'anno i protagonisti e gli ivitati al Premio Nonino potranno, alla fine del pranzo di gala e delle premiazioni ai vincitori, rilassarsi degustando un buon sigaro abbinato alle eccellenze distillatorie della omonima e rinomata casa che ospiterà, per il trentanovesimo anno, il meglio della letteratura, della cucina, dell'arte distillatoria e, ovviamente, della tradizione della tabacchicoltura italiana, nelle vesti - stortignaccole - del Sigaro Toscano. Un appuntamento che segna e che è solito inaugurare, la nuova stagione degli appuntamenti del Club degli Amici del Toscano.
25 Gennaio 2014...sia dia fuoco alle polveri e ci si prepari alla festa!


Il Fummelier  c

martedì 7 gennaio 2014

Del Metodo Solera...


In questo articolo vorrei provare a chiarire, nella maniera più semplice possibile, un sistema di invecchiamento utilizzato per un'ampia serie di prodotti, dall'aceto allo sherry, dal marsala al rum, dal vino alle grappe. Ne vorrei trattare unicamente per cercare di rispondere alla domanda che più spontaneamente nasce quando si legge un'etichetta in cui è iscritto un numero di anni di invecchiamento, preceduto o seguito dalla dicitura “solera” o “metodo solera”.
Siete fra coloro che davanti ad una bottiglia – ad esempio – leggono invecchiato 15 o 20 anni e non capiscono che differenza ci sia con lo stesso invecchiamento di 15 o 20 anni per un prodotto in cui la dicitura “solera” non è presente?
La risposta per la seconda ipotesi è – almeno lei – di una semplicità ed ovvietà disarmante; un prodotto invecchiato X (numero variabile) anni, non vuol dire altro che questo, invecchiato quel numero di anni. Io utilizzo la definizione di “anni reali lineari di invecchiamento”. Semplice e chiaro.
Le difficoltà adesso nascono per spiegare invece cosa si intenda con sistema o “metodo solera”. Per semplificare la ricerca di chi volesse informarsi velocemente su cosa esso sia, riporto le descrizioni che ne fanno sulle pagine di wikipedia, italiana e di quella in inglese.

Wiki italiano:
Il metodo soleras o criaderas y soleras è un sistema per l'invecchiamento dei vini, rum e brandy. Consiste nel disporre delle botti di rovere su alcune file sovrapposte, iniziando a riempire solo le botti più in alto; dopo un anno una parte del contenuto viene travasato nelle botti che si trovavano al livello inferiore, e quelle superiori vengono riempite con il nuovo vino, rum o brandy, ed il procedimento si ripete di anno in anno; in tale maniera il vino che si trova nelle botti alla base, pronto per il consumo, risulta composto da uve di annate diverse, e di anno in anno si arricchisce di particolari sapori.
Già conosciuto in Spagna e in Portogallo per la produzione rispettivamente dello Sherry e del Madeira, fu introdotto nel 1812 da Benjamin Ingham in Sicilia per l'affinamento del Marsala. In pratica, si mettono cinque botti, costruite con legni differenti, in verticale una sopra l'altra e l'ultima piena per 2/3. Nel momento in cui si aggiunge del marsala ad invecchiare nella botte posta in sommità (detta criadera), 1/3 del contenuto viene trasferito nella botte sottostante, e così si prosegue fino ad arrivare a quella posta al suolo (detta solera) piena, dove 1/3 del vino di almeno cinque anni, tolto viene imbottigliato. Esiste il Soleras Stravecchio, che ha un minimo di dieci anni di invecchiamento.

Wiki in inglese:
The age of product from the first bottling is the number of containers times the aging interval. As the solera matures, the average age of product asymptotically approaches the number of containers (K) divided by the fraction of a container transferred or bottled α (K/α). [ 1 ]
For instance, suppose the solera consists of four barrels of wine, and half of each barrel is transferred once a year. At the end of the fourth year (and each subsequent year), half the fourth barrel is bottled. This first bottling is aged four years. The second bottling will be half four years old and half five years old (the wine left in the last barrel at the previous cycle), for an average age of four and a half years. The third bottling will be: one fourth wine that was six years in the fourth barrel, one fourth wine that was four years in the third barrel and one year in the fourth barrel, one fourth that was three years in the third barrel and two years in the fourth barrel, and one fourth that was two years in the second barrel, one year in the third, and one year in the fourth: average age five years. After 20 years, the output of the solera would be a mix of wine from 4 to 20 years old, averaging slightly under 7 years. The average age asymptotically converges on seven years as the solera continues.


In buona sostanza un litro di prodotto sottoposto a “metodo solera” conterrà un blend di diverse annate di quel prodotto, in differenti percentuali. Ma quali sono queste percentuali? Non si può stabilire se non si conosce esattamente il metodo di versamento adottato, il numero dei piani di botti da invecchiamento, le annate utilizzate, le percentuali di sversamento per ogni piano e il tempo trascorso tra uno sversamento e l'altro. Quest'ultimo fattore solitamente è di un anno, ma per le restanti domande non abbiamo risposte univoche. Un produttore può decidere di usare 4 piani di botti, 5 oppure un numero maggiore. Può decidere di sversare il 15% di prodotto da un piano all'altro, oppure il 25%, il 33% o il 10%. Può sversare la stessa percentuale da un piano all'altro oppure no. Insomma il numero delle variabili è così ampio da non rendere possibile rispondere a tali domande se non conoscendo il preciso iter di invecchiamento per singolo marchio e singolo prodotto...informazioni – ovviamente – non di facile reperimento. In sostanza il “sistema solera” fornisce appunto il metodo, ma non impone una procedura univoca per tutti. Inoltre pur avendo queste informazioni il calcolo delle differenti percentuali di invecchiamento si potrebbero ricavare con un non semplice ed intuitivo calcolo matematico. C'è un'altra cosa che sappiamo, ovvero che la legislazione non impone di segnalare – come anni di invecchiamento – l'età del prodotto più anziano o la durata del ciclo di travasi effettuati, anche se si tende a scrivere in etichetta, ovviamente, il valore dell'invecchiamento più antico. Ma in buona sostanza, in una bottiglia di rum di 21 anni di invecchiamento metodo solera, qual è la percentuale di rum vecchio realmente 21 anni? Potrebbe essere lo 0,1% come il 15% ...o altro. Non possiamo saperlo.
Se prendiamo l'esempio di quanto scritto nel wiki inglese supponendo 4 piani di botti, travasate per il 50% una volta all'anno, dopo 20 anni avremo un prodotto imbottigliato con un mix di annate che vanno dai 4 ai 20 anni, con una media di invecchiamento totale del prodotto di meno di 7 anni.
Vorrei fosse chiaro che l'argomento è così complesso che il mio scopo non è esaurire l'argomento, anzi, ma “solo” cercar di dare una risposta alla domanda iniziale. Il metodo solera tradizionale (o in perpetuum in Sicilia per quanto riguarda il Marsala) nasce con una procedura ben precisa, ovvero 4 file di botti e travaso di un terzo con cadenza annuale, ma nella realtà, nessuno obbliga nessuno a recepire il metodo così. Da questo, anche, l'enorme confusione su chi invecchi cosa, e come.
Il marketing fa il resto. Cinicamente – non vale per tutti i produttori ovvio – molti ritengono che i numeri 15, 20, 21, 23 25 ecc, siano solo una scusa per giustificare prezzi delle bottiglie al dettaglio che spesso risultano veramente esosi. E poi...in una bottiglia da 700ml di prodotto, quanti sono percentualmente, quelli invecchiati realmente 20 anni? E il resto? Cos'è?
E ora passiamo alle mie considerazioni personali. Non sapere con chiarezza il metodo adottato da ogni singolo produttore (tantomeno lo si può evincere da un'asettica etichetta) danneggia più coloro che lavorano bene rispetto a chi fa il furbo e gioca quasi esclusivamente con il marketing spinto. Personalmente – pur dando assoluta priorità al gusto del prodotto – preferisco sapere se i 10 anni di invecchiamento scritti in etichetta siano reali - oppure siano una media di diverse annate, e se quel 10 sia quindi la media di invecchiamento, la mera segnalazione dell'invecchiamo più antico presente nel prodotto...o chissà cos'altro.
Insomma, nel corso degli anni ho provato vari prodotti, solera compresi e da alcuni sono rimasto assolutamente piacevolmente colpito. La mia è un'idiosincrasia personale, semplicemente non comprendo – o meglio la comprendo dal punto di vista del marketing ma non di quello del produttore - l'utilità di scrivere 21 anni di invecchiamento per un blend che in realtà, a conti fatti ne ha 7. Non è esattamente così, ormai spero lo si sia compreso leggendo le righe precedenti, ma forse e ripeto forse, basterebbe scrivere “7 anni di invecchiamento metodo solera” e sotto (o sull'etichetta posteriore) “ottenuto da una media di 4-21 anni”. Se proprio vogliamo esagerare, son certo che molti di voi gradirebbero anche le percentuali – almeno di massima – dei vari invecchiamenti.
Ormai è chiaro che due rum, ad esempio, con in etichetta “invecchiato 7 anni” uno “reale” e uno “solera” sono prodotti completamente diversi. Il primo è un'unica annata di prodotto invecchiato linearmente per 7 anni, il secondo è una miscela di diverse annate che possono variare dai 4 ai 20 anni o altro, a seconda della procedura adottata. Sono entrambi, se fatti bene, degli eccellenti prodotti, ma il secondo – più del primo – viene penalizzato dalla mancanza di chiarezza, e in un mondo in cui si tende a fidarsi molto poco del prossimo...
Cos'è quindi che “disturba”? Qual è la discriminante del discorso? Quel numerino scritto sull'etichetta!
Comprendo chi viene attratto da “invecchiato 23 anni” e non fa caso alla definizione “metodo solera”  o, se ne fa, non ne capisce il significato. Certo, per molti risulta più accattivante del leggere “invecchiato 7 anni” e stop. Mi auguro che con la lettura di quanto scritto finora qualcuno possa avere qualche informazione in più per comprendere meglio la questione.
Per fare degli esempi personali, gusto con molto piacere rum come il Millonario 15 anni (solera) e il Cubaney 21 e 23 anni (solera), ma semplicemente perché – come accennavo all'inizio – personalmente affido una priorità maggiore all'olfatto e al gusto che non alla vista di quei numeri a due cifre sull'etichetta. Certo, se implementassero le etichette con le informazioni di cui scrivevo poco sopra, sarei più contento e più informato, ma 15, 21 o 23 anni, solera o non solera, se non mi piacessero non li berrei, lapalissiano. 


Chi invece trovo che abbia fatto una scelta molto più saggia è la distilleria SEGNANA di Trento. Nella gamma di grappe di sua produzione ha due prodotti “solera”, la Solera Selezione e la Solera di Solera. Guardando le etichette che cosa ci colpisce immediatamente? L'assenza del fatidico numeretto. Ebbene si, nessuna indicazione in merito. Manca qualcosa? A mio avviso – e paradossalmente – è più importante l'assenza che la presenza del numero; ci si dedica unicamente a valutarne il gusto, senza condizionamenti di sorta. La assaggi e scopri che è dannatamente buona. La fai degustare, anche in situazioni particolari di incontro in abbinamento al Sigaro Toscano – magari in Friuli, una delle patrie assolute di questo distillato – e conquisti anche la loro diffidenza iniziale, e ne restano piacevolmente sorpresi. E così succede in altre parti del territorio.
Quindi qual è la mia personale opinione in merito? Il metodo solera è un procedimento che, se eseguito correttamente e secondo la tradizione, senza abusarne dal punto di vista del marketing, consente di produrre eccellenti prodotti. A mio parere, una volta stabilito che il prodotto è stato invecchiato con tale metodo, o mi metti il maggior numero di informazioni possibili e mi crei un'etichetta “parlante” e completa di tutto o...non mi metti niente, tranne il fatto che sia un solera.
Le vie di mezzo non mi son mai piaciute, non soddisfano completamente, sono troppo interpretabili e danno adito a dubbi.

Buone bevute


Per approfondimenti ed informazioni:



Il Fummelier  c

lunedì 6 gennaio 2014

Toscano Extravecchio e...White Russian


Fare un abbinamento con un cocktail non è proprio una cosa semplice. Non è una tipologia di bevanda che solitamente si associa ad un pasto, come vino o birra, ad un alimento particolare o ad un elemento differente che non sia il drink stesso. Tanto più se, il cocktail di cui parliamo, è di quelli forti. Sebbene addolcito dalla presenza della panna il White Russian è parente stretto della sua versione Black, medesimi ingredienti, medesime proporzioni, crema di latte in aggiunta. E' al Grande Lebowsky che dobbiamo una certa sua popolarità. Come non ricordare le peripezie del Drugo - nel magistrale film diretto dai fratelli Coen - gran consumatore di questo cocktail?
Gustave Tops, barman dell'hotel Metropole di Bruxelles, inventa questo cocktail per un ambasciatore statunitense, tal Pearl Mesta, alla fine degli anni '40 e il nome sembra risultare ovviamente e squisitamente legato al colore bianco della panna e all'utilizzo della Vodka, distillato tipicamente russo. L'utilizzo originale della Kalhua è requisito necessario per la buona riuscita del mix, così come la procedura di non mescolare la crema di latte leggermente montata per darle una consistenza più solida e rimanere separata , una volta versata delicatamente come top, sulle le due parti di Vodka, una parte di Kalhua e cubetti di ghiaccio che, in un bicchiere tipo tumbler, compongono il Russo Bianco. Sebbene la natura dolce del liquore al caffè e la panna facciano si che il tutto risulti morbido al palato, la gradazione alcolica, soprattutto della Vodka, fa si che questo miscelato risulti potente. Volendo abbinare un sigaro Toscano, come un ipotetico Drugo in giro per Los Angeles, beh per compensare tanta dolce potenza un Extravecchio è ciò che mi serve per sopravvivere all'esperienza. 

Non è un abbinamento come gli altri questo. Andando a ritroso nel tempo, è il fotogramma di un film composto da epoche, luoghi, immagini ed inseguimenti. E' la Los Angeles dei Gangster degli anni '40, mentre ricercati dalla polizia cerchiamo di cancellare le nostre tracce, nascondere il mitragliatore Thompson e rifugiarci nel covo, dove il “capo” ci attende per essere informato che tutto sia andato per il verso giusto. Eroici come solo il cinema può farci diventare, con in bocca un mezzo Toscano Extravecchio, indossando il nostro completo gessato ed un Borsalino in testa, girando solo lievemente la testa e con un tono che non ammette repliche ordiniamo: Ehi pupa, portami un White Russian che prima di parlare col capo devo rinfrescarmi la gola.


Il Grande Lebowsky (The Big Lebowsky) 
Gangster Story (Bonnie e Clyde)


Il Fummelier  c

venerdì 20 dicembre 2013

Toscano e...Riserva Lunelli 2005 di Cantine Ferrari - Premio Speciale


Sono in difficoltà. Son diversi giorni ormai che cerco di affrontare la pagina bianca sullo schermo del computer per redigere un racconto di quanto successo al GOOD 2013 quando ci siamo trovati di fronte – per una degustazione con il Sigaro Toscano Antica Tradizione e cioccolatini all'aceto balsamico dell'Acetaia Malpighi – il Riserva Lunelli del 2005 di Cantine Ferrari.
Sono in difficoltà perché non riesco a trovare parole misurate. Ho paura di scivolare in una sequela di aggettivi e di passaggi retorici fastidiosamente melensi, che qualcuno potrebbe ritenere esagerati.
L'ho già scritto altre volte, e l'ho detto anche durante le degustazioni effettuate in occasione della manifestazione in oggetto. Fino a pochi anni fa non ero affatto un amante delle cosiddette “bollicine”. Ci avevano provato in tanti, nel corso degli anni, a farmi cambiare idea ma non ero fra coloro che avrebbero autonomamente richiesto al cameriere o all'addetto di turno di bere uno spumante, un prosecco o uno champagne, che fosse per aperitivo che per desinare. Non che non avessi piacere di bere – quando fosse oltretutto di qualità – un buono spumante, magari brut data la mia preferenza per i gusti secchi ed amari, ma non ne avrei fatto la mia prima scelta, diciamo così.
Perché racconto questo? Per cercare di far comprendere di quale lungo salto abbia io potuto compiere per poter arrivare ad affermare – soprattutto a me stesso – che errore avessi fatto fino ad oggi e quante occasioni di bere bene ho perso lungo “la via del piacere”.
E' un peccato che nessuno abbia colto l'attimo ed abbia fotografato l'esatto momento in cui – seguendo la traccia di percorso della degustazione guidata con il sigaro – abbiamo tutti insieme portato alle labbra il bicchiere con il Riserva Lunelli; quell'immagine sarebbe stata sufficiente a mostrare e a raccontare il necessario. Sarebbe bastata quell'immagine, io non avrei avuto necessità di scrivere queste righe e non avrei quindi trascorso tutto quel tempo davanti allo schermo senza sapere cosa scrivere. Purtroppo – o per fortuna, visto che non tutto deve necessariamente sottostare alla “dittatura” del fotografiamo tutto in ogni momento, in special modo mentre stiamo godendoci un bel momento – quell'immagine non c'è...dovete rassegnarvi a leggere queste righe.
Quel che posso dire è che alternare boccate di fumo Antica Tradizione, bocconcini di cioccolato all'aceto balsamico e sorsate di Riserva Lunelli, è stato un momento di pura goduria. 

Tecnicamente è un millesimato con 7 anni minimo di maturazione, realizzato con uve selezionate di Chardonnay della vigna di Villa Margon, di proprietà della Famiglia Lunelli e se proprio devo mutuare una espressione da loro utilizzata per descrivere il prodotto, “arcobaleno di sensazioni” è una delle più ficcanti. Si, perché l'espressione iniziale condivisa fra coloro che in quei giorni di GOOD hanno potuto degustare questo nettare, era proprio “Ehhh? Che succede? WOW, da dove comincio a descrivere razionalmente quello che sto sentendo? Con quali parole?” E le domande si sono succedute e sono aumentate via via che si cercava di inquadrarle in uno schema che potesse darci non dico una visione completa della questione, ma almeno il “la” per iniziare a parlarne. Con questa scusa molti (tutti?) si son fatti riempire il calice più e più volte...
Ho letto di persone che non amano abbinare alle loro fumate di sigaro altro che non sia acqua, poiché ritengono che aggiungere altri gusti “infici” la loro percezione del gusto del tabacco; se per simpatia ed empatia non riesco ad affiancarmi a loro, pur comprendendone le ragioni, è l'approccio exopatico che mi porta a realizzare tale diversità di visione e dell'esperienza degustativa, facendomi ovviamente rispettare il loro punto di vista e facendomi esclamare però – molto più semplicemente e ironicamente – “non sapete cosa vi perdete!”
Credo siano semplicemente due scuole di pensiero, entrambe legittime, che mirano comunque ad un fine comune, quello di godersi a pieno le belle e buone cose della vita.
Se conosco e apprezzo il gusto di un Toscano Antica Tradizione, di un cioccolatino ripieno di aceto balsamico di Acetaia Malpighi, e conosco - amo e mi inebrio- dei profumi e sapori di un calice di Riserva Lunelli di Ferrari, il mio passo successivo è quello di provare ad avere ulteriori e nuove sensazioni, abbinandoli insieme per creare un terzo gusto che si possa sposare bene e che possa aggiungere un nuovo e buon ricordo nel mio personale database di esperienze. E l'unica cosa che posso fare per evitare che restino solo mie, è quello di parlarne e condividerle con chi ha la voglia ed il piacere di starmi ad ascoltare, per magari provarle e farle diventare sue, in modo che non vadano perse e che siano se non di tutti, di molti...che le cose belle vanno condivise e godute con gli altri. 


per informazioni:

 

Il Fummelier  c

giovedì 5 dicembre 2013

Bruno Bassetto - Fra Tagli d'Italia dalle Corna alla Coda...e la "bibbia interiore"



Ho conosciuto l'opera prima di Bruno molti anni fa, non ricordo esattamente se nel 2003 o nel 2004, ma ciò che ricordo fu la folgorazione nel leggere quel titolo sullo scaffale della libreria; Fra tagli e Frattaglie. Per un amante delle interiora in cucina quale sono, è stata un'attrazione irresistibile. Era la prima – e a quanto mi è dato sapere anche l'unica – volta in cui mi sono imbattuto in un ricettario così specificatamente dedicato all'argomento. Ricco, non solo di ricette ma anche di consigli, così come di aneddoti e storie personali della vita e del lavoro dell'autore, decisi che diventasse immediatamente – appunto – la mia personale “bibbia” culinaria, conservata a fianco degli altri importanti testi che nella mia vita ho raccolto ed utilizzato per la mia formazione di appassionato di cucina e cuoco autodidatta. Due volte l'anno organizzavo quella che chiamavo un pranzo ed una cena “interiore”. Creavo un menu di almeno tre/quattro portate e approfittavo sia delle ricette che dei consigli di Bruno implementandole con quanto già faceva parte del mio bagaglio cultural-culinario in merito. Non eravamo mai tanti, al massimo quattro, poiché purtroppo la maggioranza delle persone è schizzinosa e al solo sentire la parola “interiora” reprime a fatica espressioni di disgusto...stolti, non sanno quel che si perdono. Che continuino a sottostare alla “dittatura della fettina” come la definisce il Cav. Cremonini nella prefazione del secondo libro di Bruno Bassetto, di cui andrò a parlare nelle righe seguenti.
Nel marzo 2013 conosco personalmente Bruno presso la Fiera di Pordenone “Cucinare” e riconoscendolo mi presento per quello che sono, un suo ammiratore fedele e riconoscente. Devo evidentemente risultargli simpatico poiché avremo modo di rivederci e mangiare assieme; insieme a lui e ad altri amici, ammiratori e appassionati, nel corso dei mesi, fino ad arrivare alla serata del 2 dicembre a Castelfranco Veneto in cui è stato presentato il secondo libro di Bruno Bassetto, Fra Tagli d'Italia dalle Corna alla Coda.
Ospiti di Bruno e dell'Hotel Fior e alla presenza delle autorità, è stato possibile approfondire la conoscenza dello spirito, della passione, umanità e professionalità di Bruno in questi suoi primi 50 anni di attività. 


Ironia, commozione e divertimento e – ovviamente – ottimo cibo e vino, e un bel finale di serata fumando sigari accompagnati da Marton's Gin, alla presenza di Roby Marton e Luca Grilletti che hanno sapientemente e coreograficamente miscelato ottimi gin&tonic con tonica Thomas Henry o - a scelta - con Ledger's Tonic Water alla liquirizia e dolcificata naturalmente con Stevia,  per festeggiare questo suo importante traguardo.
L'ironia della foto di copertina del libro, la commozione di Bruno nel ricordare e descrivere episodi della sua vita, del suo lavoro e delle persone che gli sono state a fianco, il divertimento dato dalla sua spontaneità nel parlare per esprimere i suoi pensieri e dal sapersi prendere lo spazio ed il tempo per godersi la vita assieme alle persone che ne condividano lo spirito e la gioia di vivere.







 Congratulazioni Bruno, cento di questi libri...

Il Fummelier  c

martedì 3 dicembre 2013

Cohiba, Toscano, Trinidad...una serata ben riuscita


Avevo in programma un articolo lungo ed articolato, pieno di aneddoti e di "geniali intuizioni", di quelle che sovvengono quando si è in buona compagnia, in sintonia con le persone e con un tenore alcolico non elevato, ma sufficiente a predisporti a ragionare sui massimi sistemi. Invece stavolta ho deciso di lasciare a chi legge l'intuizione delle conclusioni; mi limiterò a stilare una lista di quanto si è reso protagonista nella serata del primo dicembre, presso la mia umile magione.

Insomma il chi e il cosa...


- Protagonisti: Cesare, Mirco, il sottoscritto Fummelier  c

- Bevande: una bottiglia di Ferrari Perlé 2006 (per aperitivo con Sigaro e con l'antipasto), una di Lagrein 2011 di Ritterhof (con il primo piatto), una di Amarone della Valpolicella 2008 di Collina dei Ciliegi (con la seconda portata), un calice di Ben Ryé di Donnafugata (con il dessert), un calice di grappa Nonino Riserva 8 anni (in abbinamento con il Sigaro conclusivo)

- Cibo: (antipasto) pitina, manzo scottato alla griglia e lardo di Patanegra conditi con aceto tradizionale di Modena 8 anni accompagnati da polentina; (primo piatto) pastasciutta con ragù di cervo; (secondo piatto) spezzatino di orso con patate e porcini; (dessert) semifreddo al tiramisù di Galimberti.

- Sigari: Trinidad Short Robustos T EL 2010, Toscano Originale Selected 2006, Cohiba 1966

- Musica (rigorosamente in Vinile): Sally Oldfield "Water Bearer", Nina Simone " Let it be me" (live at Vine St.), Canned Heat "Reheated", Fabrizio de Andrè " Non al denaro, non all'amore né al cielo", Autori Vari "Tutto Sanremo 1981"


Appellandoci al quinto emendamento, rifiutiamo di rivelare quanto fra noi dettoci durante la serata.L'unica cosa che possiamo riferire è che gli abbinamenti Sigari-cibo-bevande sono stati particolarmente apprezzati e goduti.


Il Fummelier  c


mercoledì 27 novembre 2013

Sigaro Toscano e...Antica Dolceria Bonajuto - 5/5



Per terminare la serie di 5 di questa mini serie di articoli del dopo GOOD 2013, ho scelto qualcosa di peculiare. Finisco in dolcezza. Bonajuto, il più antico laboratorio artigianale di cioccolato di Sicilia. Ho già accennato alla cioccolata – 70% e Salinae utilizzata a corredo di molte delle degustazioni effettuate durante la manifestazione, in abbinamento ad altre eccellenze viti-vinicole e/o distillatorie, ma cosa succede se decidiamo di fare una degustazione “tutto” Bonajuto? Capita che in certi orari alcune persone chiedano di poter degustare qualcosa di analcolico. Nella maggioranza dei casi infatti gli abbinamenti con i sigari sono tesi a proporre – con un più o meno alto tenore – degli alcolici. Mi è sembrato corretto proporre qualcosa di alternativo, per stimolare il palato e la curiosità degli appassionati; Latte di mandorla, Cioccolato 70% e Toscanello aroma caffé...se amate la dolcezza, questo abbinamento fa per voi.

  
Cosa ha reso indimenticabile, oltre al gusto, l'incontro con il latte di mandorla Bonajuto? Come per le altre eccellenze degustate e recensite in questi ultimi scritti, qual è stato l'istinto – dopo aver letto l'eventuale depliant o libretto descrittivo del prodotto – che è scattato? La richiesta di poter visionare la bottiglia, per leggerne l'etichetta per carpire, se possibile, ulteriori e nuovi indizi. E' successo anche per il latte di mandorla, ma...
...ma la bottiglia non c'era, o meglio c'era ma era “anonima”, ovverosia senza etichetta. Ed è grazie a questo equivoco che la degustazione ha preso una piega inaspettata; si perché i convenuti a questo punto hanno chiesto, visto che il latte era stato apprezzato – e continuava ad esserlo, mentre continuavo a versarne nei bicchieri – se, purtroppo, non sarebbe stato un privilegio una tantum, quello di bere un vero latte di mandorla siciliano, visto che sicuramente il prezzo della spedizione, a causa del peso delle bottiglie, sarebbe risultato eccessivo e quindi antieconomico. Ed è in questo momento che ho potuto rivelare il segreto: se non lo trovate in negozio e volete ordinarlo direttamente alla cioccolateria, non arriva in bottiglia, arriva in scatola...una volta preparato, sciolto e filtrato, in bottiglia ce lo mettiamo noi. Piccoli pacchettini da 200g di pasta di mandorle – che è la dose per preparare un litro di latte - da sciogliere comodamente a casa nostra; anche perché una volta preparato va consumato come un latte fresco tradizionale di mucca, entro pochi giorni. 


La degustazione, come avrete già capito anche considerando il Toscanello aroma caffè, certo non avrebbe avuto il patrocinio della Associazione per la cura dei diabetici, ma vi assicuro ha reso dolce non solo il palato, ma anche l'atmosfera che si respirava all'interno del Fumoir del Club Amici del Toscano. Una alternativa analcolica ma di grande gusto e qualità, che ha potuto – e può – accontentare coloro che desiderano fare una fumata poco impegnativa e leggera abbinata ad una bevanda particolare, oltretutto “amica della tua patente”. Si perché con cioccolata e latte di mandorla si può bere e mangiare quanto si vuole senza il timore di perderla ad un controllo stradale se si è esagerato.

Per info:
www.bonajuto.it

Il Fummelier  c