domenica 27 aprile 2014

No grazie, non fumo...


Nelle manifestazioni in cui è prevista la possibilità di degustare un Sigaro Toscano in abbinamento ad un vino, o ad un distillato, magari a del cioccolato o ad un biscotto particolare (ricordo ancora il successo del biscottino dolce-salato messo a disposizione da un forno artigianale della zona alla fiera “Cucinare” edizione 2013, spalmato di formaggio fresco di Aviano e guarnito con una grattugiata di tabacco di un Antico Toscano...ma non divaghiamo), il relatore e la/le hostess del Club Amici del Toscano, chiedono alle persone che transitano o si incuriosiscono allo stand e/o sala degustazioni, se gradiscono degustare un Sigaro assieme appunto a qualche prodotto particolare e comunque in rilassatezza, in ambiente consono, senza fretta...così come richiede la filosofia del fumo lento.
Se “grazie, ma non fumo” o “no grazie, non mi piacciono i sigari” sono la stragrande maggioranza delle risposte ricevute per rifiutare l'invito, e sono ovviamente consone e coerenti alla situazione, non di rado capita di rimanere basiti dalle risposte di diniego, a giustificazione del disinteresse per l'opportunità e l'occasione.
Con Aurora, Benedetta e Michela (rigorosamente in ordine alfabetico per non fare torto a nessuna) nelle ultime occasioni di lavoro ci siamo divertiti a raccogliere in una lista, quelle che maggiormente ci hanno colpito e...affondati!
La formula standard, con alcune varianti, per chiederlo è solitamente: “Buongiorno, gradisce provare una degustazione di Sigaro Toscano?” Ci sono variabili, cambi di forma e terminologia, o inversione dei termini, ma come ci insegnarono a scuola, invertendo l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia.

Buon divertimento:

  • Grazie, sono a posto
  • No, ho la ragazza cubana.
  • No, grazie, siamo ex fumatori pentiti.
  • Non fumo di principio.
  • Sono appena uscito da un circolo di fumo e cerco di mantenerlo.
  • Sono appena arrivato.
  • Ho smesso qualsiasi cosa.
  • Non posso perché compio 18 anni fra due mesi. Posso? Dai.
  • Ho provato e pensavo di morire.
  • Mi hanno rifilato della menta, adesso so di menta.
  • Non c'è più spazio.
  • Sono asmatico.
  • Ho problemi di cuore.
  • Organizzo degustazioni di caffè abbinato a sigari e rum, ma il sigaro proprio NO.
  • Domanda: Vuole iscriversi alla degustazione? Basta un indirizzo mail...(la spiegazione viene interrotta)
    Risposta: Ah, non abbiamo la mail. Ah, sigaro? Ah, Toscano? Ah, allora no.
  • ...(silenzio).
  • No, grazie, non beviamo alcolici.
  • Dopo devo uscire e quindi non posso bere tanto e fumare.
  • Domanda: Buongiorno! Le farebbe piacere partecipare a una degustazione di sigari Toscani?
    Risposta: No, grazie, non posso bere.
  • Una volta lo fumavano in tanti!
  • Sono astemio
  • Non uso il computer (a risposta che per iscriversi serviva un indirizzo mail)
  • (detto da donna cubana) io fumo solo a casa mia a cuba, che è meglio
  • Domanda (al volo mentre passa): Un Toscano?
    Risposta: si, son toscano...di Firenze

Ma quella che è rimasta più nel cuore e – finora – insuperata, è stata la persona che al Salone Nautico di Venezia alla domanda “gradisce degustare un Sigaro Toscano?”, ha risposto:


  • Non ho la laringe!


Applausi...






Il Fummelier  c

giovedì 24 aprile 2014

Della Bellezza, della Cortesia, della Professionalità...Alpen Palace!


- Amate sentirvi bene? Credo di si, ma in alcuni casi ribadire l'ovvio con una domanda retorica, permette di focalizzare nuovamente quali dovrebbero essere le priorità. Sentirsi bene è sicuramente una di queste. Io mi sono sentito bene all'Alpen Palace a 5 stelle deluxe – Hotel, Ristorante, Spa di 2000 mq a San Giovanni in Valle Aurina – Alto Adige, in provincia di Bolzano. E non crediate che le 5 Stelle e parole come Lusso o SPA Resort siano – da sole – garanzia di qualità. Ma se ne scrivo e uso le maiuscole non è perché ho deciso di utilizzare le regole dell'ortografia tedesca – ma perché, a mio avviso, il posto merita. In poche righe è difficile esprimere l'esperienza nonché la cortesia e professionalità del personale. Non parliamo poi della cucina proposta nella sala ristorante e della caposala-maitre; da commozione culinaria la prima, piena di attenzione, competenza e professionalità – quasi al limite della “lettura del pensiero”, la seconda. Avere una domanda da fare, alzare la testa e trovarsi di fronte ad una persona con soluzioni alternative pronte, a domande ancora non espresse è una sensazione impagabile, in un mondo in cui solitamente “richiamare l'attenzione del cameriere con il solo sguardo” è diventata quasi una pretesa d'altri tempi.

E dopo tutto questo, rilassarsi in una sauna o uno dei bagni turchi a differenti tenori di umidità e temperatura, non può che essere una degna conclusione di serata. Ma non prima di aver trascorso del tempo in un'altra sala ove il concetto di temperatura controllata e tenore di umidità relativa è, per un amante del savoir vivre - come un fumatore di sigari sa – importante e foriero di tante discussioni appassionate; la Lounge Fumatori.
Una sala elegante e tranquilla con tavoli, poltrone, humidor ed ovviamente posacenere per godere in santa pace di una bella fumata del nostro sigaro preferito, magari accompagnato dalla lettura di un buon libro e dalla degustazione di un buon vino, di un liquore o di un distillato. 

 
Se ancora non vi ho fatto venire la curiosità e la voglia di fare una vacanza in Valle Aurina, all'Alpen Palace, provate a scrivergli una mail o a contattarli telefonicamente dicendo di essere soci del club del Sigaro Toscano e se la condizione di presentarsi in Hotel con la Tessera del Club procuri dei vantaggi, magari potreste avere una sorpresa! Ah, e dite che vi manda...

...Marco Prato – Il Fummelier  c


lunedì 21 aprile 2014

Maris Bonajuto, Toscano Modigliani e...


Ci sono abbinamenti che già solo a descriverli son strani per forza. 
La stranezza di chi è così folle da fare certi esperimenti, e la follia di chi decide di abbinare tali particolari prodotti al Sigaro Toscano e ad una bevanda.
Ho avuto la possibilità, grazie a Bonajuto, ai suoi titolari e a Salvo, mio referente partner, di assaggiare il Maris. Parafrasando i Monthy Phyton...”and now something completely different”
Cioccolato Salinae al 70% di cacao, ripieno di cioccolato bianco...bottarga e alga nori.
Lo scrivo così, senza farvi sedere, senza avvisarvi né prepararvi alla notizia, ma di getto.
Credo di immaginare l'espressione di chi legge; credo sia simile a quella che ho riscontrato nelle persone a cui ho detto che avrei provato a fare un abbinamento con questo cioccolatino e il Sigaro Toscano. Fidatevi...dopo averlo assaggiato l'espressione cambia. Questo non vuol dire, talmente è particolare la mescolanza di gusti, che per forza di cose vi debba piacere, sia chiaro.
Chi lo proverà? Chi ha mentalità aperta e disponibilità a sperimentare cose nuove.
A chi piacerà? A coloro i quali piace – oltre al cioccolato, ça va sans dire - il gusto salato nelle due sfumature dei fiocchi di sale del cioccolato di rivestimento e della bottarga nel ripieno e il gusto tipico ed inconfondibile dell'alga nori, lo stesso tipo di alga che si utilizza nella creazione dei maki, del sushi e nei nigiri; si insomma quella che si usa per avvolgere e/o decorare il riso e il pesce crudo della cucina giapponese.
Il gusto che lascia in bocca è intenso e si sviluppa per gradi. Per questa ragione ci voleva un sigaro che fosse sufficientemente intenso e corposo da non farsi sovrastare dalle note salmastre ed arse, come le tamerici di d'annunziana memoria (sul salmastro poco da spiegare, ma forse non tutti sanno che i fogli di alga nori per sushi vengono tostati quindi...”arsi”, in un certo senso) ma non troppo corposo al punto di coprire la percezione di alcune note lievi, né troppo sapido per non aumentare ulteriormente il livello di salinità percepito sulla lingua già presente grazie al cioccolato.
La scelta quindi è caduta sul Modigliani, dato che l'Antico Toscano sebbene non sapido, era probabilmente di gusto troppo forte e amaro, il che rischiava di coprire parte dei variegati gusti del cioccolato, mentre molti altri Toscani hanno – come caratteristica – quella di spaziare tra il sapido ed il leggermente sapido. Li ho trovati quindi inadatti data la già presente doppia presenza di tal gusto già solo nel Maris. Il Modigliani, con la sua forza media tendente al basso e l'aromaticità peculiare mi è sembrato il compagno ideale di degustazione.
Cosa bere per accompagnare, sigaro e cioccolato così affiancati?
Serviva qualcosa che ripulisse la bocca dalla pastosità del cacao pur mantenendone i retrogusti dati dai vari ingredienti, e anzi aggiungendo quelli della bevanda ma senza sovrastare i gusti e profumi del sigaro. Ho fatto una scelta conseguenziale, poiché la nota più accentuata e persistente che rimane nella bocca è quella dell'alga nori che fa anche passare - temporaneamente - in secondo piano la sensazione intensa di salino sulla lingua; la scelta migliore quindi per accompagnare questa sorta di ciocco-sushi alla siciliana per me è stata: saké giapponese!


La sequenza delle sensazioni per me è stata... l'aromaticità e il gusto peculiare del Toscano Modigliani, il coinvolgimento del saké a inumidire e preparare il terreno per il Maris, la scioglievolezza salata del cioccolato esterno, l'esplosione prima dolce e pastosa del cioccolato bianco e poi quella granulosa, del ripieno (bottarga), l'incremento leggero di salinità accompagnato dalle prime note marine, la momentanea stabilità del gusto fino alla successiva esplosione di gusto dell'alga nori dopo che il tutto è stato masticato e deglutito. La bocca è ormai vuota, la lingua è salata, il gusto stabile...poi all'improvviso, mentre la salinità decresce ecco arrivare con una forza inaspettata il gusto dell'alga che resta a farci compagnia veramente a lungo. E dopo essersi gustati e goduti la mescolanza di tutti questi gusti, il saké passa sulla lingua e nella bocca e sembra l'amico di sempre. Sembra quasi che si incontri con la nori e che le dica: “ehi ciao, anche tu da queste parti? E' bello incontrarsi di nuovo” e l'alga: carissimo, come stai? Permettimi di presentarti l'amico siciliano che mi ha accompagnato e che si sta prendendo cura di me”.
Insomma, in questo convivio di gusti, profumi e aromi alla fine, appena uscito dalla porta, rientra dalla finestra anche “L'Artiste italienne” e si fa spazio fra gli invitati chiedendo scusa per essersi momentaneamente allontanato ma – in maniera discreta – rientra e viene coinvolto nella discussione, trovandosi perfettamente a suo agio.
In questo andirivieni di ospiti rumorosi, ognuno con la propria spiccata personalità e voglia di emergere, chi decidesse di provare questo abbinamento deve essere nello stato d'animo di voler aver a che fare con tante prime donne che gareggiano a chi si fa ricordare di più e con più piacere. Devo dire che a distanza di ore avevo ancora la percezione salina sulla lingua, il gusto del tabacco, l'aroma di mare e il ricordo vivo del tipico aroma del vino giapponese...tutti ancora a far bella mostra di sé. 


Parlando con Salvo, ipotizzavamo un abbinamento con delle bollicine, e sono tutt'ora convinto che sia una scelta azzeccata, proprio per la natura fresca e pulente del prodotto. Ma ho voluto provare qualcosa che – come il loro cioccolato – andasse oltre i normali canoni di gusto. Il saké giapponese, pur ripulendo la bocca dalla pastosità del cioccolato e del cioccolato bianco, asseconda i gusti “presenti in sala”. Il saké è un nuovo compagno che viene per restare a dialogare con gli altri, con tutta la sua personalità. Un vino frizzante è più come una folata di vento d'estate che rinfresca e “cambia l'aria” mentre facciamo corrente aprendo due finestre sui lati opposti della stanza; ci provoca una piacevole sensazione di benessere, interrompe momentaneamente la conversazione fra gli ospiti, e quel che rimane nella stanza è “solo” il profumo che il vento ha trascinato con sé, che può essere diverso a seconda della sua provenienza, da cosa ha incontrato sulla sua strada. Insomma, a seconda di cosa scegliamo di bere diamo differenti priorità agli ospiti intervenuti, decidiamo se aggiungerne o meno, e quanto essi si debbano fermare e far ricordare. L'importante, come sempre, è che non ci sia qualcuno troppo egocentrico, che non tenda a sovrastare con la propria personalità quella degli altri.

Ecce Maris!

Il Fummelier  c

mercoledì 2 aprile 2014

Club Amici del Toscano al Vinitaly, dal 6 al 9 aprile - VERONA

Come ogni anno il Club del Sigaro Toscano sarà presente con i suoi spazi, le sue degustazioni, le sue uniche atmosfere create dalla passione e professionalità di coloro che vi partecipano; dai relatori ai produttori partner che assieme al pubblico si metteranno a vostra disposizione per rendere la vostra esperienza di degustazione, la migliore e più indimenticabile possibile. Ogni dubbio, curiosità, domanda potrà essere soddisfatta, ogni esperienza sensoriale che coinvolga le eccellenze eno-gastronomiche con il nostro amato Sigaro Toscano, sarà affrontata e confrontata, il tutto in un ambiente unico ed accogliente.
Terry Nesti, il Fumenogastronomo Fabrizio Franchi, Simone Targon (6 e 7 aprile), Il Fummelier  c  Marco Prato (8 e 9 aprile), nonché le Hostess del Club, si adopereranno per rendere la vostra visita al Vinitaly, la migliore possibile.

Potete trovarci qui:






Il Fummelier  c

giovedì 6 marzo 2014

Club Amici del Toscano a "Cucinare" - Fiera di Pordenone dal 21 al 24 Marzo 2014

Imperdibile appuntamento sigaro-eno-gastronomico dal 21 al 24 Marzo.
Presso la Fiera di Pordenone, si rinnova la presenza del Club Amici del Toscano a Cucinare e dare la possibilità a soci vecchi e nuovi, curiosi ed appassionati, di degustare il rinomato Sigaro Italiano in abbinamento ad eccellenze del buon bere e del buon mangiare.


In piena visibilità, presso l'entrata della fiera, potrete venirci a trovare al Padiglione 9, Stand n° 7 per l'iscrizione gratuita di rito, al Club ed alle degustazioni che si susseguiranno nel corso dei quattro giorni della manifestazione. Lo spazio degustazioni - esterno - è già visibile all'arrivo...non dovete far altro che entrare in Fiera, raggiungerci allo Stand interno, e da lì sarete indirizzati dalle Hostess, allo spazio degustazioni. 

Seguite il post, nei prossimi giorni sarà pubblicato il programma delle degustazioni e sarà ulteriormente aggiornata la lista dei prodotti partner.


Produttori partner (in ordine alfabetico):

- Baladin (birrificio dell'anno 2014)
- Bonajuto (cioccolato)
- Bressan (vini)
- Ferrari (spumanti)
- Mancinelli (vini)
- Nonino (distillati)
- Quota 101 (vini)
- Roner (distillati)
- Rossi e Rossi (Ron Millonario)
- Segnana (distillati)


Ulteriori informazioni sulla manifestazione qui.


Il Fummelier  c



martedì 11 febbraio 2014

Sigaro Toscano Soldati e...birra BABEL del Birrificio Foglie d'Erba


Come è possibile riempirsi le narici di profumi mandarino, pompelmo e di frutta tropicale, rinfrescare mente e palato, godere a pieno di un prodotto di qualità e collegare tutto questo al Parco delle Dolomiti Friulane, in Carnia, e più precisamente a Forni di Sopra, ridente località montana in provincia di Udine? Gustando – e il termine non è scelto a caso – una Birra Artigianale BABĖL del Birrificio Artigianale Foglie D'Erba. Birrificio di cui, sono certo, tornerò a parlare in altre occasioni, data la varietà e qualità dei loro prodotti.
In questo caso, parlando della BABĖL, parliamo di una birra di 4,8°, molto luppolata e amara, perfetta per un aperitivo o per accompagnare cibi piccanti e speziati o pastosi come formaggi freschi. E' una birra ad alta fermentazione e rifermentata in bottiglia con zucchero di canna integrale. L'utilizzo di luppoli americani associati a luppoli d'aroma di Tettnang che i mastri birrai recuperano da un contadino della zona, creano un'armonia di sapori, di aromi e di profumi veramente coinvolgente. Ciò è dovuto all'utilizzo di malti e cereali di qualità e dalla varietà di luppoli – 6, compreso il già citato Tettnanger - sapientemente dosati. 

La passione, l'esperienza e la cura messa nella realizzazione dei loro prodotti come la BABĖL, oltre che dall'esperienza gustativa, la si può notare nella stessa cura e competenza messa nella descrizione sulle etichette e sul loro sito.
Cosa c'è di meglio quindi se non gustare una BABĖL accompagnandola al fumo di un Sigaro Toscano Soldati? La delicatezza e leggerezza di questo sigaro interamente composto da tabacco Kentucky italiano, prevalentemente e più precisamente beneventano ben si sposa, in un ideale matrimonio di sapori fra nord e sud, con le note amarognole e fruttate della birra artigianale prodotta da Foglie D'Erba. Non si sovrastano e si compenetrano i sentori di frutta secca tostata con i luppoli che donano note resinose e agrumate, l'affumicatura del Kentucky con il retrogusto amaro della birra e non solo...ma la girandola di gusti, profumi e aromi riserva anche altre sorprese. Un piacere e una fumata quella della Birra BABĖL del Birrificio Foglie D'Erba e il Toscano Soldati, magari da dividere in compagnia, prima di una buona cena, visto il formato da 0,75 l della bottiglia.



Il Fummelier  c

domenica 2 febbraio 2014

Antico Toscano e...Caldiff di Roner


Può un distillato di frutta essere amabile senza essere troppo dolce, potente ma non aggressivo, acido al punto giusto pur essendo un distillato di mele? La rispostà è Caldiff.
Caldiff è un distillato di mele Gravensteiner realizzato dalla distilleria Roner, in provincia di Bolzano e più precisamente a Termeno ove vi attendono – se vorrete onorarli della Vostra presenza – la famiglia Roner e i suoi collaboratori, per una visita a scoprire la magia della distillazione della grappa e dei rinomati distillati di frutta, nonché delle cantine Ritterhof, sempre di loro proprietà, ove producono vini autoctoni, come il Lagrein o il Gewurtztraminer. 


Tornando al Caldiff – accento sulla i - deve il suo nome a una scelta singolare. Sostanzialmente è un omaggio fatto dal fondatore Gottfried Roner al Castello omonimo, costruzione originaria del tardo XII secolo. Si narra che egli fosse innamorato di questo castello e che avesse espresso il desiderio – prima o poi – di acquisirlo e sistemarlo. Non vi è riuscito, ma a testimonianza dell'amore per la storia del luogo e delle sue bellezze, il Caldiff è lì a ricordarcelo. Un distillato invecchiato 3 anni in barrique con il metodo Solera, fino a raggiungere un gusto ed un profumo armonioso e morbido, rendendo meno invadenti e più godibili le note acidule della frutta. Un viaggio a 43% vol che ben si accompagna a formaggi giovani, frutta secca e cioccolato fondente. Ma dopo aver magari assaggiato un quadratino di cioccolato fondente e sorseggiato un poco di questo distillato, un degno accompagnatore è sicuramente l'Antico Toscano, con la sua forza e pienezza che ci riempie il palato ed il naso di gusto, sapori intensi e amari. Un nobile distillato per un nobile sigaro, composto dai migliori tabacchi kentucky nazionali, piccola percentuale di tabacco nord americano e fascia di qualità di provenienza nordamericana. Un impatto gustativo riconoscibile nella sua forza ed intensità. Un sigaro certo non adatto ai palati deboli o per coloro che in questo Toscano cercano un conforto delicato e sussurrato. L'Antico è l'amico che ci mette di fronte alle nostre responsabilità, che non si vergogna di darci un bel calcio nel didietro se decidiamo di trascurarlo o lo sottovalutiamo. E' un amico vero, che sta a lì a ricordarci a voce alta la forza e l'intensità dei rapporti senza convenevoli, duri e puri ma onesti. Il conforto semmai lo proveremo a cercare nel Caldiff, nel calore che ci pervade la gola quando lo beviamo, ma non sarà nemmeno il suo un accondiscendere alle nostre debolezze. Bere Caldiff e fumare Antico Toscano ci ricorda la natura dei rapporti schietti, degli sguardi fermi e non dati di traverso, ma guardando dritto in faccia il nostro interlocutore, senza debolezze.

Il Fummelier  c

per informazioni:


martedì 21 gennaio 2014

Toscano e...Premio Nonino 2014


Siete pronti? Il Club del Sigaro lo è, e grazie alla stima e simpatia reciproca che lega la Famiglia Nonino al mondo del Toscano, anche quest'anno i protagonisti e gli ivitati al Premio Nonino potranno, alla fine del pranzo di gala e delle premiazioni ai vincitori, rilassarsi degustando un buon sigaro abbinato alle eccellenze distillatorie della omonima e rinomata casa che ospiterà, per il trentanovesimo anno, il meglio della letteratura, della cucina, dell'arte distillatoria e, ovviamente, della tradizione della tabacchicoltura italiana, nelle vesti - stortignaccole - del Sigaro Toscano. Un appuntamento che segna e che è solito inaugurare, la nuova stagione degli appuntamenti del Club degli Amici del Toscano.
25 Gennaio 2014...sia dia fuoco alle polveri e ci si prepari alla festa!


Il Fummelier  c

martedì 7 gennaio 2014

Del Metodo Solera...


In questo articolo vorrei provare a chiarire, nella maniera più semplice possibile, un sistema di invecchiamento utilizzato per un'ampia serie di prodotti, dall'aceto allo sherry, dal marsala al rum, dal vino alle grappe. Ne vorrei trattare unicamente per cercare di rispondere alla domanda che più spontaneamente nasce quando si legge un'etichetta in cui è iscritto un numero di anni di invecchiamento, preceduto o seguito dalla dicitura “solera” o “metodo solera”.
Siete fra coloro che davanti ad una bottiglia – ad esempio – leggono invecchiato 15 o 20 anni e non capiscono che differenza ci sia con lo stesso invecchiamento di 15 o 20 anni per un prodotto in cui la dicitura “solera” non è presente?
La risposta per la seconda ipotesi è – almeno lei – di una semplicità ed ovvietà disarmante; un prodotto invecchiato X (numero variabile) anni, non vuol dire altro che questo, invecchiato quel numero di anni. Io utilizzo la definizione di “anni reali lineari di invecchiamento”. Semplice e chiaro.
Le difficoltà adesso nascono per spiegare invece cosa si intenda con sistema o “metodo solera”. Per semplificare la ricerca di chi volesse informarsi velocemente su cosa esso sia, riporto le descrizioni che ne fanno sulle pagine di wikipedia, italiana e di quella in inglese.

Wiki italiano:
Il metodo soleras o criaderas y soleras è un sistema per l'invecchiamento dei vini, rum e brandy. Consiste nel disporre delle botti di rovere su alcune file sovrapposte, iniziando a riempire solo le botti più in alto; dopo un anno una parte del contenuto viene travasato nelle botti che si trovavano al livello inferiore, e quelle superiori vengono riempite con il nuovo vino, rum o brandy, ed il procedimento si ripete di anno in anno; in tale maniera il vino che si trova nelle botti alla base, pronto per il consumo, risulta composto da uve di annate diverse, e di anno in anno si arricchisce di particolari sapori.
Già conosciuto in Spagna e in Portogallo per la produzione rispettivamente dello Sherry e del Madeira, fu introdotto nel 1812 da Benjamin Ingham in Sicilia per l'affinamento del Marsala. In pratica, si mettono cinque botti, costruite con legni differenti, in verticale una sopra l'altra e l'ultima piena per 2/3. Nel momento in cui si aggiunge del marsala ad invecchiare nella botte posta in sommità (detta criadera), 1/3 del contenuto viene trasferito nella botte sottostante, e così si prosegue fino ad arrivare a quella posta al suolo (detta solera) piena, dove 1/3 del vino di almeno cinque anni, tolto viene imbottigliato. Esiste il Soleras Stravecchio, che ha un minimo di dieci anni di invecchiamento.

Wiki in inglese:
The age of product from the first bottling is the number of containers times the aging interval. As the solera matures, the average age of product asymptotically approaches the number of containers (K) divided by the fraction of a container transferred or bottled α (K/α). [ 1 ]
For instance, suppose the solera consists of four barrels of wine, and half of each barrel is transferred once a year. At the end of the fourth year (and each subsequent year), half the fourth barrel is bottled. This first bottling is aged four years. The second bottling will be half four years old and half five years old (the wine left in the last barrel at the previous cycle), for an average age of four and a half years. The third bottling will be: one fourth wine that was six years in the fourth barrel, one fourth wine that was four years in the third barrel and one year in the fourth barrel, one fourth that was three years in the third barrel and two years in the fourth barrel, and one fourth that was two years in the second barrel, one year in the third, and one year in the fourth: average age five years. After 20 years, the output of the solera would be a mix of wine from 4 to 20 years old, averaging slightly under 7 years. The average age asymptotically converges on seven years as the solera continues.


In buona sostanza un litro di prodotto sottoposto a “metodo solera” conterrà un blend di diverse annate di quel prodotto, in differenti percentuali. Ma quali sono queste percentuali? Non si può stabilire se non si conosce esattamente il metodo di versamento adottato, il numero dei piani di botti da invecchiamento, le annate utilizzate, le percentuali di sversamento per ogni piano e il tempo trascorso tra uno sversamento e l'altro. Quest'ultimo fattore solitamente è di un anno, ma per le restanti domande non abbiamo risposte univoche. Un produttore può decidere di usare 4 piani di botti, 5 oppure un numero maggiore. Può decidere di sversare il 15% di prodotto da un piano all'altro, oppure il 25%, il 33% o il 10%. Può sversare la stessa percentuale da un piano all'altro oppure no. Insomma il numero delle variabili è così ampio da non rendere possibile rispondere a tali domande se non conoscendo il preciso iter di invecchiamento per singolo marchio e singolo prodotto...informazioni – ovviamente – non di facile reperimento. In sostanza il “sistema solera” fornisce appunto il metodo, ma non impone una procedura univoca per tutti. Inoltre pur avendo queste informazioni il calcolo delle differenti percentuali di invecchiamento si potrebbero ricavare con un non semplice ed intuitivo calcolo matematico. C'è un'altra cosa che sappiamo, ovvero che la legislazione non impone di segnalare – come anni di invecchiamento – l'età del prodotto più anziano o la durata del ciclo di travasi effettuati, anche se si tende a scrivere in etichetta, ovviamente, il valore dell'invecchiamento più antico. Ma in buona sostanza, in una bottiglia di rum di 21 anni di invecchiamento metodo solera, qual è la percentuale di rum vecchio realmente 21 anni? Potrebbe essere lo 0,1% come il 15% ...o altro. Non possiamo saperlo.
Se prendiamo l'esempio di quanto scritto nel wiki inglese supponendo 4 piani di botti, travasate per il 50% una volta all'anno, dopo 20 anni avremo un prodotto imbottigliato con un mix di annate che vanno dai 4 ai 20 anni, con una media di invecchiamento totale del prodotto di meno di 7 anni.
Vorrei fosse chiaro che l'argomento è così complesso che il mio scopo non è esaurire l'argomento, anzi, ma “solo” cercar di dare una risposta alla domanda iniziale. Il metodo solera tradizionale (o in perpetuum in Sicilia per quanto riguarda il Marsala) nasce con una procedura ben precisa, ovvero 4 file di botti e travaso di un terzo con cadenza annuale, ma nella realtà, nessuno obbliga nessuno a recepire il metodo così. Da questo, anche, l'enorme confusione su chi invecchi cosa, e come.
Il marketing fa il resto. Cinicamente – non vale per tutti i produttori ovvio – molti ritengono che i numeri 15, 20, 21, 23 25 ecc, siano solo una scusa per giustificare prezzi delle bottiglie al dettaglio che spesso risultano veramente esosi. E poi...in una bottiglia da 700ml di prodotto, quanti sono percentualmente, quelli invecchiati realmente 20 anni? E il resto? Cos'è?
E ora passiamo alle mie considerazioni personali. Non sapere con chiarezza il metodo adottato da ogni singolo produttore (tantomeno lo si può evincere da un'asettica etichetta) danneggia più coloro che lavorano bene rispetto a chi fa il furbo e gioca quasi esclusivamente con il marketing spinto. Personalmente – pur dando assoluta priorità al gusto del prodotto – preferisco sapere se i 10 anni di invecchiamento scritti in etichetta siano reali - oppure siano una media di diverse annate, e se quel 10 sia quindi la media di invecchiamento, la mera segnalazione dell'invecchiamo più antico presente nel prodotto...o chissà cos'altro.
Insomma, nel corso degli anni ho provato vari prodotti, solera compresi e da alcuni sono rimasto assolutamente piacevolmente colpito. La mia è un'idiosincrasia personale, semplicemente non comprendo – o meglio la comprendo dal punto di vista del marketing ma non di quello del produttore - l'utilità di scrivere 21 anni di invecchiamento per un blend che in realtà, a conti fatti ne ha 7. Non è esattamente così, ormai spero lo si sia compreso leggendo le righe precedenti, ma forse e ripeto forse, basterebbe scrivere “7 anni di invecchiamento metodo solera” e sotto (o sull'etichetta posteriore) “ottenuto da una media di 4-21 anni”. Se proprio vogliamo esagerare, son certo che molti di voi gradirebbero anche le percentuali – almeno di massima – dei vari invecchiamenti.
Ormai è chiaro che due rum, ad esempio, con in etichetta “invecchiato 7 anni” uno “reale” e uno “solera” sono prodotti completamente diversi. Il primo è un'unica annata di prodotto invecchiato linearmente per 7 anni, il secondo è una miscela di diverse annate che possono variare dai 4 ai 20 anni o altro, a seconda della procedura adottata. Sono entrambi, se fatti bene, degli eccellenti prodotti, ma il secondo – più del primo – viene penalizzato dalla mancanza di chiarezza, e in un mondo in cui si tende a fidarsi molto poco del prossimo...
Cos'è quindi che “disturba”? Qual è la discriminante del discorso? Quel numerino scritto sull'etichetta!
Comprendo chi viene attratto da “invecchiato 23 anni” e non fa caso alla definizione “metodo solera”  o, se ne fa, non ne capisce il significato. Certo, per molti risulta più accattivante del leggere “invecchiato 7 anni” e stop. Mi auguro che con la lettura di quanto scritto finora qualcuno possa avere qualche informazione in più per comprendere meglio la questione.
Per fare degli esempi personali, gusto con molto piacere rum come il Millonario 15 anni (solera) e il Cubaney 21 e 23 anni (solera), ma semplicemente perché – come accennavo all'inizio – personalmente affido una priorità maggiore all'olfatto e al gusto che non alla vista di quei numeri a due cifre sull'etichetta. Certo, se implementassero le etichette con le informazioni di cui scrivevo poco sopra, sarei più contento e più informato, ma 15, 21 o 23 anni, solera o non solera, se non mi piacessero non li berrei, lapalissiano. 


Chi invece trovo che abbia fatto una scelta molto più saggia è la distilleria SEGNANA di Trento. Nella gamma di grappe di sua produzione ha due prodotti “solera”, la Solera Selezione e la Solera di Solera. Guardando le etichette che cosa ci colpisce immediatamente? L'assenza del fatidico numeretto. Ebbene si, nessuna indicazione in merito. Manca qualcosa? A mio avviso – e paradossalmente – è più importante l'assenza che la presenza del numero; ci si dedica unicamente a valutarne il gusto, senza condizionamenti di sorta. La assaggi e scopri che è dannatamente buona. La fai degustare, anche in situazioni particolari di incontro in abbinamento al Sigaro Toscano – magari in Friuli, una delle patrie assolute di questo distillato – e conquisti anche la loro diffidenza iniziale, e ne restano piacevolmente sorpresi. E così succede in altre parti del territorio.
Quindi qual è la mia personale opinione in merito? Il metodo solera è un procedimento che, se eseguito correttamente e secondo la tradizione, senza abusarne dal punto di vista del marketing, consente di produrre eccellenti prodotti. A mio parere, una volta stabilito che il prodotto è stato invecchiato con tale metodo, o mi metti il maggior numero di informazioni possibili e mi crei un'etichetta “parlante” e completa di tutto o...non mi metti niente, tranne il fatto che sia un solera.
Le vie di mezzo non mi son mai piaciute, non soddisfano completamente, sono troppo interpretabili e danno adito a dubbi.

Buone bevute


Per approfondimenti ed informazioni:



Il Fummelier  c

lunedì 6 gennaio 2014

Toscano Extravecchio e...White Russian


Fare un abbinamento con un cocktail non è proprio una cosa semplice. Non è una tipologia di bevanda che solitamente si associa ad un pasto, come vino o birra, ad un alimento particolare o ad un elemento differente che non sia il drink stesso. Tanto più se, il cocktail di cui parliamo, è di quelli forti. Sebbene addolcito dalla presenza della panna il White Russian è parente stretto della sua versione Black, medesimi ingredienti, medesime proporzioni, crema di latte in aggiunta. E' al Grande Lebowsky che dobbiamo una certa sua popolarità. Come non ricordare le peripezie del Drugo - nel magistrale film diretto dai fratelli Coen - gran consumatore di questo cocktail?
Gustave Tops, barman dell'hotel Metropole di Bruxelles, inventa questo cocktail per un ambasciatore statunitense, tal Pearl Mesta, alla fine degli anni '40 e il nome sembra risultare ovviamente e squisitamente legato al colore bianco della panna e all'utilizzo della Vodka, distillato tipicamente russo. L'utilizzo originale della Kalhua è requisito necessario per la buona riuscita del mix, così come la procedura di non mescolare la crema di latte leggermente montata per darle una consistenza più solida e rimanere separata , una volta versata delicatamente come top, sulle le due parti di Vodka, una parte di Kalhua e cubetti di ghiaccio che, in un bicchiere tipo tumbler, compongono il Russo Bianco. Sebbene la natura dolce del liquore al caffè e la panna facciano si che il tutto risulti morbido al palato, la gradazione alcolica, soprattutto della Vodka, fa si che questo miscelato risulti potente. Volendo abbinare un sigaro Toscano, come un ipotetico Drugo in giro per Los Angeles, beh per compensare tanta dolce potenza un Extravecchio è ciò che mi serve per sopravvivere all'esperienza. 

Non è un abbinamento come gli altri questo. Andando a ritroso nel tempo, è il fotogramma di un film composto da epoche, luoghi, immagini ed inseguimenti. E' la Los Angeles dei Gangster degli anni '40, mentre ricercati dalla polizia cerchiamo di cancellare le nostre tracce, nascondere il mitragliatore Thompson e rifugiarci nel covo, dove il “capo” ci attende per essere informato che tutto sia andato per il verso giusto. Eroici come solo il cinema può farci diventare, con in bocca un mezzo Toscano Extravecchio, indossando il nostro completo gessato ed un Borsalino in testa, girando solo lievemente la testa e con un tono che non ammette repliche ordiniamo: Ehi pupa, portami un White Russian che prima di parlare col capo devo rinfrescarmi la gola.


Il Grande Lebowsky (The Big Lebowsky) 
Gangster Story (Bonnie e Clyde)


Il Fummelier  c